ROSARIO LIVATINO, IL GIUDICE BEATO
La Nota di Mario Barbarisi
In un momento difficile e delicato per la Magistratura italiana, investita da presunti scandali e numerose inchieste, siamo lieti di proporre l’immagine di un Giudice che ha sacrificato la propria vita per difendere i valori in cui ha creduto. Domenica 9 Maggio, Rosario Livatino sarà proclamato Beato. Un iter lungo e partecipato, grazie all’impegno dei postulatori e del Centro Studi Livatino. Pubblichiamo di seguito l’articolo scritto per la mostra Testata, redatto dal giornalista siciliano Giuseppe Adernò, conterraneo del Giudice. Invitiamo anche alla lettura dell’articolo pubblicato nel 2018 dall’allora Sostituto Procuratore di Napoli Nord e Vice presidente del Centro Studi Livatino, il dottor Domenico Airoma,attualmente Procuratore della Repubblica di Avellino. Un articolo, quello scritto dal dottor Airoma, di estrema attualità che aiuta a comprendere il ruolo del Magistrato, la responsabilità e la testimonianza quotidiana. Lo scritto ha inizio con la domanda : “SÌ PUÒ DIVENTARE SANTO FACENDO IL GIUDICE ?”.
La Sicilia terra di Santi, di Martiri e di Eroi è in festa per la solenne beatificazione del Giudice Rosario Livatino che avrà luogo domenica 9 maggio presso la Cattedrale di Agrigento.
A cura di GIUSEPPE ADERNO‘
La data evoca il discorso memorabile di Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi, quando il 1993 proclamò l’anatema contro la mafia.
Nella prefazione al libro “Il giudice ragazzino” che il vescovo di Catanzaro, Vincenzo Bertolone, ha dedicato a Rosario Livatino, Papa Francesco ha scritto: “Picciotti, che cosa vi ho fatto? riuscì a domandare, prima che il suo viso fosse deturpato dai proiettili. Erano le parole di un profeta morente, che dava voce alla lamentazione di un giusto che sapeva di non meritare quella morte ingiusta“.
Per il Papa quello di Livatino è un “grido di dolore e al tempo stesso di verità, che con la sua forza annienta gli eserciti mafiosi, svelando delle mafie in ogni forma l’intrinseca negazione del Vangelo, a dispetto della secolare ostentazione di santini, di statue sacre costrette ad inchini irriguardosi, di religiosità sbandierata quanto negata”.
Nel giorno della beatificazione, rendiamo grazie per l’esempio che il giudice Livatino ci lascia, per aver combattuto ogni giorno la buona battaglia della fede con umiltà, mitezza e misericordia.
Il piccolo seme ora ha dato i suoi frutti e l’intera comunità ne trae beneficio e sostegno.
Assassinato all’età di 37 anni ad Agrigento, il 21 settembre 1990, Rosario Livatino è il primo magistrato Beato nella storia della Chiesa e San Giovanni Paolo II già nel 1993 lo definì “Martire della giustizia e indirettamente della fede”
La sigla che compariva tra i suoi scritti “S.T.D.” indica le iniziali di “Sub tutela Dei” attestazione dell’atto di affidamento totale che Rosario faceva con frequenza alla volontà di Dio. Il suo “Fiat” oggi ha prodotto una grande luce sul sentiero della Giustizia e della Legalità.
Nel libro di Marco Pappalardo “Non chiamatelo ragazzino”, (Edizioni Paoline) vengono ben evidenziati i principi e di valori dell’onestà intellettuale, della correttezza, dell’irreprensibilità del giovane magistrato, che non fu “un ragazzino”, ma si è impegnato nella lotta contro la malavita e il malaffare, mandato allo sbaraglio dalle istituzioni contro l’organizzazione mafiosa de “la stidda”.
La sua lezione di vita raggiunge i giovani studenti, costretti dal Covid alla didattica a distanza, tra solitudine e incertezza per il futuro. Il suo esempio diventa testimonianza per maggiormente credere che sia possibile cambiare le cose, “Basta volerlo!”
Nel libro di Pappalardo, Livatino è presentato non come un eroe, ma come un uomo rispettoso della dignità degli altri e ancor più dei deboli, dei fragili, degli ultimi, considerati “scarti sociali”.
La sua scelta coerente per i valori e i principi cristiani gli è costata ieri la morte, ora la gloria della beatificazione, arricchendo la schiera dei giovani santi come Carlo Acutis, e i loro messaggi giungono al cuore dei giovani per un cammino di rinnovamento spirituale.

Le parole di Livatino: “Nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti ma credibili”, sono confermati dal suo impegno di vita professionale, nel fare bene ogni cosa e dare alle azioni comuni la valenza delle cose eccezionali.

