(brevi cenni sul quarto  Arcangelo  scomparso)

 

SAN MICHELE ARCANGELO

 

1.   Capo dell’esercito del Signore.

2.   Vincitore degli Spiriti ribelli.

3.   Tormento e spavento dei demoni.

4.   Accoglitore delle anime dei morti.

5.    Pesatore delle anime.

6.   Capo dei Sette Divini  Assistenti

7.   Secondo movimento del Cuore di Cristo, dopo Maria Vergine.

 

Per il Beato Amadeo, Terese Neumann, e Gabriela Bitterlich (seppur in modo erroneo e con i dovuti distinguo), Michele era uno dei 12 Arcangeli tutelari della terra, dopo la caduta di cinque di questi.

 

 

 

PRINCIPE DEGLI ANGELI 

  1. Michele Arcangelo è il più nobile, il più bello, il più sublime fra tutti quei nobilissimi Spiriti che compongono la celeste milizia, come ne attesta il p. Ricci, dal suo “Grandezze di San Michele Arcangelo”. Egli è il primo tra i Primi Principi, nel primo Ordine di quelle Angeliche schiere, e per dignità ed onori superiore a tutti i beati Angeli, come scrive S. Basilio nella sua Omelia degli Angeli ove dice:
  • “… A te Michele, comandante degli Spiriti Supremi, che fosti anteposto, per dignità e per onori a tutti gli altri spiriti supremi, te dunque supplico! [1] “ [San Basilio, Omelia degli Angeli].

San Pantaleone , nel suo encomio sugli Spiriti Beati scrive che :

  • “S. Michele Arcangelo sia la prima, la più grande e la più bella Stella Angelica, la più luminosa nel Cielo del Paradiso[2].

Per cui S. Gelasio lo dichiara Sommo Ministro del Trono della Santissima Trinità.[3]

Abbiamo detto che San Michele riceve il titolo di Arcangelo direttamente dal testo Sacro, come risulta evidente dalla lettera di Giuda ove si dice:

  • L’arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore” [Giuda 1,9].

Il testo greco allora dice: –    Micahl  o ¢  arcaggeloz –    e traduce correttamente in italiano Arcangelo. A San Michele inoltre il testo conferisce anche il titolo di “Uno dei Primi Principi” come descritto nel libro di Daniele.   Abbiamo detto che questa frase in greco suona come “uno dei capi supremi” data la presenza della parola – Arcon – tradotta  – Principe –. Già questi titoli, dovrebbero da soli essere sufficienti a suffragare il convincimento che San Michele appartenga realmente al gruppo dei Sette Arcangeli, ma anche altri elementi corroborano questa tesi.  San Michele, come sanno i lettori,  ha scelto sulla terra una casa, e questa è il Gargano, in Puglia. Egli, in questa terra, è apparso diverse volte, facendo intendere che il luogo da lui individuato sarebbe stato un immenso motore di grazie e favori celesti.  Tutte le apparizioni di San Michele in questo luogo (almeno 4 documentate) sono descritte nel “Liber de apparitione sancti Michaelis in monte Gargano”[4] (Libro sull’Apparizione di San Michele sul Monte Gargano). La prima apparizione, che è quella che maggiormente desta il nostro interesse è quella detta del Toro. Accadde infatti che un uomo di nome Gargano, rinvenne un suo toro che era scappato dal gregge, sulla sommità di un monte davanti ad una grotta. Colto d’ira gli scagliò contro una freccia, ma questa gli ritornò indietro ferendolo.  Turbato dall’evento, egli si recò dal vescovo che, dopo aver ascoltato il racconto della straordinaria avventura, ordinò tre giorni di preghiere e digiuno. Allo scadere del terzo giorno, al vescovo Maiorano apparve l’Arcangelo Michele che così gli parlò:

  • Hai fatto bene a chiedere a Dio ciò che era nascosto agli uomini. Un miracolo ha colpito l’uomo con la sua stessa freccia, affinché fosse chiaro che tutto ciò avviene per mia volontà. Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra. E poiché ho deciso di proteggere sulla terra questo luogo ed i suoi abitanti, ho voluto attestare in tal modo di essere di questo luogo e di tutto ciò che avviene patrono e custode. Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini. Quel che sarà qui chiesto nella preghiera sarà esaudito. Va’, perciò, sulla montagna e dedica la grotta al culto cristiano”.

La frase proferita da Michele, per spiegare la sua dignità presso il Cielo fu specificamente la seguente:

  • “…Ego enim sum Michael Archangelus, qui in conspectu Domini semper assisto…” ,  

ovvero:

– “…Io infatti sono Michele Arcangelo, che assisto sempre al cospetto del Signore…”.

La frase è sicuramente da mettere in relazione con quella proferita da San Gabriele a Zaccaria e da San Raffaele a Tobia, ed infine con quanto riportato da San Giovanni nella sua Apocalisse:

 

(Gabriele):  Ego sum  Gabriel, qui asto ante Deum .

 

(Raffaele):  Ego sum Raphael, unus ex septem angelis sanctis, qui assistimus et ingredimur ante claritatem Domini .

ovvero

Ego sum Raphael, unus ex septem qui astamus ante Dominum .

(San Giovanni): et a  septem Spiritibus, qui in conspectu throni Dei sunt.

 

 

Si nota inevitabilmente come tutti questi  Angeli stiano affermando a gran voce di appartenere a questo sacro gruppo di Sette innanzi a Dio. Senonchè  mancando una menzione esplicita di questa appartenenza, almeno da parte di S. Michele e di S. Gabriele, la Chiesa non  ha potuto o voluto dedurne una relazione diretta. Tuttavia dalle fonti che abbiamo rinvenuto, San Michele ha rivelato direttamente di appartenere al gruppo dei Sette Divini Assistenti come da Tobia e Daniele.  Il primo documento è stato ritrovato nel testo “Le grandezze di San Michele” di Don Nicola Ricci,  edito a Napoli nel 1869[5]. Esso fa riferimento ad una testimonianza oculare, che fu lasciata al Gargano nientemeno che da San Enrico di Baviera chiamato in seguito all’avvenimento:  lo Zoppo[6].  Si tratta in realtà della quinta apparizione di San Michele al Gargano, che molti preferiscono non nominare. La fonte più antica in assoluto  è proprio quella ottocentesca di p. Ricci in quanto, a causa di saccheggi, rovine e sciagure che colpirono la biblioteca garganica nei secoli, la pergamena originale dell’evento non risulta più consultabile[7].  Secondo la succitata fonte, sarebbe accaduto che intorno all’ anno 1022 d.c., essendo arrivato in Italia S. Enrico Duca di Baviera, per far guerra ad alcune  popolazioni di origine greca che assaltavano le genti vicine al Gargano ,  con l’occasione,  volle trasferirsi presso la Basilica di S. Michele.  Si fermò li diversi giorni per fare le sue devozioni.  Senonchè  fu preso dalla voglia di intrattenersi tutta una notte intera nella santa Spelonca, come poi fece: e mentre stava li raccolto, in profondo silenzio ed orazione, vide dalla parte posteriore dell’ Altare di S. Michele uscire due bellissimi Angeli, i quali si  affaccendavano a preparare solennemente l’Altare. Quindi vide poi venire a coro a coro una grande moltitudine di Spiriti Celesti, dopo dei quali vide comparire il loro comandante S. Michele; da ultimo con una maestà tutta divina si videro apparire Gesù Cristo con Maria Vergine sua Madre, ed altri personaggi luminosi.  A tale vista l’Imperatore raggelò, soprattutto quando l’Arcangelo S. Michele, per comando di Gesù Cristo, gli condusse il Santo Evangelo per farglielo  baciare e poi toccandolo leggermente sul fianco, gli disse  (qui riportiamo le parole in modo pedissequo) :

  • Non temere, Eletto di Dio, alzati, e prendi con allegrezza il bacio della pace che Iddio ti manda. Io sono Michele Arcangelo, uno de sette Spiriti Assistenti al Trono di Dio: ti tocco cosi il fianco, perchè zoppicando dia tu il segno, che niun da qui avanti abbia l’ardimento di stare in questo luogo in tempo di notte”.

Come vediamo in questa fonte Michele, per la prima volta, riconosce apertamente di essere “Uno dei Sette Arcangeli”.  Egli però spiega ancora meglio di essere proprio uno dei “Sette Spiriti” nominati nell’Apocalisse di San Giovanni, versetto 4 del capitolo 1, i quali secondo il sentimento dell’Apostolo delle Divine Predilezioni si trovano proprio innanzi al Trono ovvero al Sancta Sanctorum di Dio. Ci fu però un secondo episodio dove ancora una volta San Michele dichiarò di essere “Uno dei Sette innanzi a Dio”.  Questo è riportato nel sito della Parrocchia della cittadina di Navalagamella, presso Madrid, in cui si narra di un’apparizione di San Michele, sempre avvenuta l’8 di maggio al Pastore Miguel Sanchez: si tratta del cosiddetto Santuario di San Michele di Navalagamella[8], altrimenti chiamato Nostra Signora delle Stelle. Secondo la fonte, (citata anche da padre Angel Pena, nel suo libro “Gabriele Raffaele Michele Arcangeli potenti per noi”[9], delle Edizioni Villadiseriane di Bergamo, con traduzione di Rita Maria Scolari),  durante l’anno 1455, con Sommo Pontefice Calisto III e re di Castiglia e León D. Enrico IV, accadde a Navalagamella, un fatto meraviglioso: l’Arcangelo San Michele stesso, prendendo le sembianze di un bel giovane, comparve su un albero di quercia a un pastore, tal Miguel Sanchez.  Costui stava pascolando il gregge di pecore del suo padrone, Pedro García Ayuso, vicino al “Barrio de Abajo “,  la cui giurisdizione politica apparteneva a Navalagamella quando improvvisamente apparve  un spirito angelico, in piedi sui rami di una quercia, che torreggiava su  tutte le altre piante in altezza, rigogliosità e robustezza ,  parlando così:

  • Michele non avere paura, io sono uno dei sette spiriti, che assistiamo  alla presenza di Dio, dal quale sono stato mandato a dirti che  è Sua volontà e Suo desiderio che in questo luogo si costruisca una cappella in onore e memoria di San Michele e dei suoi Angeli e una fratellanza in suo nome, a maggior gloria di Dio  e del  culto dei suoi  messaggeri angelici; vai dunque subito a dirlo al vicino villaggio”.[10]

Questi episodi dimostrano che varie volte, Michele, ha affermato coerentemente al Sacro Testo di essere proprio uno dei Sette Angeli.  Ancora una volta inoltre, Michele dimostra che quei Sette Spiriti innanzi a Dio, sono proprio Sette Angeli Maggiori di cui lui è proprio il capo. Tali apparizioni corroborarono il sentimento di alcuni padri, che lo individuavano al vertice delle Gerarchie e primo tra i Sette, come dichiarato così nelle estasi del Beato Amadeo. La potenza di San Michele, dunque, non ha eguali nei Cieli!  Purtroppo su di lui pesa inevitabilmente l’esegesi svalutativa dell’angelologia cattolica classica.

 

IL NOME DI MICHELE: CHI E’ COME DIO?

Il suo nome significa: Chi è come Dio?  In se stesso questo nome è già un esorcismo contro quello Spirito che osò paragonarsi a Dio: per questo possiamo chiamare MICHELE:  ANGELO – ESORCISMO VIVENTE. Chi si affida a lui sa di non poter essere in alcun modo toccato dalle potenze del demonio.  Parallelamente questo nome  esprime anche la profonda adorazione con la quale egli sta davanti al Trono dell’Altissimo, piegando la sua sublime intelligenza e il suo altissimo potere alla sola gloria di Lui.  Il nome è inoltre in se stesso anche una provocazione a tutti i credenti. Chi può essere simile a Dio se non Dio stesso?  Tale interrogativo è fatto proprio anche dal salmista che in più di un’occasione celebra questa divina domanda:

  • “…Chi è come te, Signore, che liberi il debole dal più forte, il misero e il povero dal predatore?…” [Salmo 35,10] ,

ovvero:

  • “…La tua giustizia, Dio, è alta come il cielo, tu hai fatto cose grandi: chi è come te, o Dio?…”. [Salmo 71,19]

Michele, è il primo nel gruppo dei Sette, per natura, per nobiltà e per impeto.

 

LA VOLONTA’ DIROMPENTE DI S. MICHELE

La volontà di Michele e’ in se stessa meravigliosa. E’ infatti incondizionatamente legata a quella di Cristo Suo Re, e pur tuttavia, mantiene anche una certa autonomia d’agire, rispetto a tutti gli altri Angeli del Cielo.  Nell’apparizione c.d. di Tlaxcala, avvenuta in Messico, la capacità d’agire e il potere d’intervento di cui gode Michele appaiono addirittura paradossali :

  • Io sono L’Arcangelo Michele e sono venuto per dirti che è volontà di Dio e mia che tu dica agli abitanti di questa città che nell’avvallamento formato da due montagne e di fronte a questo luogo, troveranno una fonte di acqua miracolosa che guarirà ogni malattia[11]” [Ia Apparizione dell’Arcangelo a Tlaxcala, in Messico] .

Vi è dunque una volontà spiccata di Michele, che tuttavia procede parallelamente a quella di Cristo.

 

GRANDE VINCITORE SULLE POTENZE DEL MALE.

L’Apocalisse lo designa quale protettore in Cielo della Vergine e del Bambino Reale, contro il rifiuto opposto da satana di adorarli.  Per questo, il dodicesimo capitolo dell’Apocalisse presenta, subito dopo l’immagine della “Vergine vestita di sole”  un altro segno grandioso:

  • “… una guerra nel cielo: Michele e i suoi Angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi Angeli…”.[Ap 12,7] .

Come all’inizio dei secoli era sorto Michele, per abbattere la protervia dell’ oppositore, così, alla fine del mondo, Michele tornerà nuovamente e la vittoria si ripeterà questa volta in modo completo. Questa è la visione di Daniele:

  • “ …Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre…” [Dn 12].

In questo tempo, Cristo si servirà proprio di San Michele per svelare il sipario della storia dell’uomo:

  • “…Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’Arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole…”.

Michele è dunque l’Angelo escatologico per eccellenza, lo spirito dell’ alfa e dell’omega, che giungerà nuovamente alla fine dei tempi per ordine di Cristo.  Pregare  Michele , significa avere un sicuro protettore ed un indefesso difensore e debellatore del male, e un fortissimo intercessore presso Cristo.

 

PESATORE DELLE ANIME: MENE,  TEKEL, PERES!

Inoltre lo stesso detiene il potere di “Psicostasia”, riassunto dalla triplice frase: MENE,  TEKEL, PERES (misurato / pesato sulle bilance e trovato mancante/ diviso e disperso). Nel Testo Sacro vi è un passo che esprime nettamente il ruolo di San Michele.  Il libro di Daniele al 5° capitolo narra di un fatto singolare:

  • “… Il re Baldassàr imbandì un gran banchetto a mille dei suoi dignitari e insieme con loro si diede a bere vino. Quando Baldassàr ebbe molto bevuto comandò che fossero portati i vasi d’oro e d’argento che Nabucodònosor suo padre aveva asportati dal tempio, che era in Gerusalemme, perché vi bevessero il re e i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine. Furono quindi portati i vasi d’oro, che erano stati asportati dal tempio di Gerusalemme, e il re, i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine li usarono per bere; mentre bevevano il vino, lodavano gli dei d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra. In quel momento apparvero le dita di una mano d’uomo, le quali scrivevano sulla parete della sala reale, di fronte al candelabro. Nel vedere quelle dita che scrivevano, il re cambiò d’aspetto: spaventosi pensieri lo assalirono, le giunture dei suoi fianchi si allentarono, i ginocchi gli battevano l’uno contro l’altro. Allora il re si mise a gridare, ordinando che si convocassero gli astrologi, i caldei e gli indovini. Appena vennero, il re disse ai saggi di Babilonia: «Chiunque leggerà quella scrittura e me ne darà la spiegazione sarà vestito di porpora, porterà una collana d’oro al collo e sarà il terzo signore del regno”.

A questo punto viene convocato Daniele che ne da la spiegazione:

  • Tu, Baldassàr suo figlio, non hai umiliato il tuo cuore, sebbene tu fossi a conoscenza di tutto questo. Anzi tu hai insolentito contro il Signore del cielo e sono stati portati davanti a te i vasi del suo tempio e in essi avete bevuto tu, i tuoi dignitari, le tue mogli, le tue concubine: tu hai reso lode agli dei d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno, di pietra, i quali non vedono, non odono e non comprendono e non hai glorificato Dio, nelle cui mani è la tua vita e a cui appartengono tutte le tue vie. Da lui fu allora mandata quella mano che ha tracciato quello scritto, di cui questa è la lettura: mene, tekel, peres, e questa ne è l’interpretazione: Mene: Dio ha computato il tuo regno e gli ha posto fine. Tekel: tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante. Peres: il tuo regno è diviso e dato ai Medi e ai Persiani». Allora, per ordine di Baldassàr, Daniele fu vestito di porpora, ebbe una collana d’oro al collo e con bando pubblico fu dichiarato terzo signore del regno”.

Il brano in questione in modo inequivocabile, designa il potere di “pesatura delle anime” di San Michele, e molto probabilmente la mano apparsa a Baldassar era proprio la sua!  Sarà lui infatti a soppesarci sulla bilancia, attribuendoci colpe e meriti. In passato, nel “Confiteor” , proprio per questo ruolo , si invocava anche e soprattutto San Michele per confessare i peccati:

  • “Confesso a Dio onnipotente, alla beata Maria sempre Vergine, a san Michele Arcangelo, a san Giovanni Battista, ai santi Apostoli Pietro e Paolo, a tutti i Santi e a te, padre, che ho molto peccato con pensieri, parole e azioni: (ci si batte il petto tre volte dicendo) per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Per questo supplico la beata Maria sempre Vergine, san Michele Arcangelo, san Giovanni Battista, i santi Apostoli Pietro e Paolo, tutti i Santi e te, padre, di pregare per me il Signore Dio nostro” [Confiteor, forma antica] .

Oggi questa formula è cambiata, e la Chiesa ha grandemente errato nel togliere il riferimento a San Michele, l’unico dotato del potere di pesatura! Dunque quando andremo davanti a Dio a chiedere misericordia, ci mancherà di aver invocato questo solerte protettore.    

 

ILLIMITATO POTERE DI INTERCESSIONE

UNITO A  MARIA

Michele, gode poi di una  straordinaria intercessione presso Dio. La Venerabile suora Filomena di Santa Colomba, Monaca Claustrale del II° Ordine dei Minimi , è stata oggetto del nostro studio perché ricevette una importantissima apparizione di San Michele.  Ha lasciato un Diario pieno zeppo di eventi straordinari. Ma quelle parti che  più ci interessano riguardano le apparizioni del Nostro Arcangelo. Difatti il 30 gennaio 1867 San Michele le apparve in estasi e le chiese di manifestare le sue grandezze. L’Arcangelo le disse queste parole:

  • “ Fai conoscere agli uomini il grande potere che ho presso l’ Altissimo. Di loro di chiedermi qualsiasi cosa vogliano . Di loro che il mio potere in favore di coloro che sono miei devoti è senza limiti”.

Di poi l’Arcangelo le diede anche un ordine formale:

  • Fai conoscere le mie grandezze!”.

Ella gli rispose allora:

  • O Arcangelo e Principe dell’Altissimo, io manifesterò le vostre grandezze e voi mi otterrete la grazia che  vi voglio domandare. Io voglio, con la benedizione dei miei superiori, diffondere dappertutto la vostra devozione, e scriverò di mio proprio pugno una novena in vostro onore”.

Questo che chiese la suora, non fu casuale. Ella intravide che una terribile calamità stava  per minacciare in quel momento la capitale della cristianità e la cristianità intera, nonché il Santo Pontefice. Fatte queste richieste al Santo Arcangelo, ella sentì internamente, in locuzione, le seguenti parole:

  • Io metterò due dei più preziosi gioielli come ornamento al mio cuore per la sua gloria perpetua. Io coronerò i due movimenti del mio cuore, in eterna memoria della bontà di questo cuore che ama tanto gli uomini. Io voglio, per questa nuova tenerezza, mostrare tutto l’amore che io porto all’uomo. Io non so cosa fare più per l’uomo.  Che cosa non farò per gli esseri umani?”.

Allora la suora comprese bene che questi due gioielli, questi Due Movimenti del Cuore di Cristo erano Maria Immacolata  e l’Arcangelo San Michele. Ella vide infatti in estasi che il Santo Cuore di Gesù,  stava colmo d’afflizione per i peccati del mondo, ansimando  affannosamente per il dolore, fino a quando, però :

  • “… apparvero all’improvviso due stelle di una bellezza e di una luminosità indicibili. E come che le due stelle ebbero colpito il Cuore, questo rimase presto notevolmente alleviato dall’angoscia che l’opprimeva, le sue tristezza si convertì in gioia, e le sue ferite in quel trasporto d’amore divennero più sopportabili e più soavi.  Le due stelle si posero l’una a destra e l’altra a sinistra di questo Sacro Cuore: e allora questo si è mutato a sua volta in una terza stella senza perdere tuttavia la sua forma naturale:  tutte e tre divennero così triangoli , formando un triangolo che da per sé segno di unità e di eguaglianza delle Tre persone divine”.

Ella capii tuttavia che questa unità suprema era rappresentata da queste tra stelle riunite assieme,  quella di mezzo il Cuore di Gesù, quella di destra Maria Immacolata  e quella di sinistra l’Arcangelo San Michele e:

  • il triangolo che essi formavano significava l’unità della volontà che li mette tutti e tre insieme in perfetta armonia, per il bene dell’uomo. Maria vuole domandare, Gesù sul suo Santissimo Cuore vuole concedere e Michele vuole distribuire a larga mano ciò che Maria ottiene”,

sicchè con  :

  • “Maria a sinistra e San Michele a destra, la stella del cuore di Gesù si bagnava dei loro raggi.

Ella poi chiarì:

  • Reverendo Padre voi mi domandate qual è la dignità di quello che rappresenta la terza stella, poiché se Gesù e Maria sono i più amati da Dio, chi è dato loro come compagno, deve avere una grande somiglianza con i primi due? Vi risponderò anche:  La Bellezza di San Michele , ha infatti una tale somiglianza con quella di Dio, che dopo il Verbo Eterno non vi è più altro spirito del Cielo che gli sia paragonabile!”.

Un altro grande potere di interecessione di San Michele, o addirittura di resuscitazione, lo attesta il p. Ricci, nel suo libro “Grandezze Di San Michele” a pag. 163. Racconta l’autore  che Malloate Re di Dacia, che ora si chiama Transilvania si trovasse grandemente afflitto, perchè, oltre l’ impedimento della lingua, vedeva il suo Regno senza successore. Quantunque la Regina, sua consorte gli desse ogni anno un figlio, nessuno di questi riusciva però a sopravvivere oltre l’anno  , di maniera che quando nasceva uno, l’altro moriva.  Un santo monaco consigliò al Re di prendere speciale devozione a S. Michele Arcangelo facendogli ogni giorno qualche speciale ossequio.  Il Re ubbidì.  Passato qualche tempo, la Regina partorì due figli, ma  ambedue morirono con grande dispiacere del marito e lutto generale di tutto il Regno. Il Re, tuttavia,  non abbandonò la sua devozione, anzi concepì maggior fiducia verso il suo protettore S. Michele e comandò che si portassero i corpi dei bambini nella Chiesa e si mettessero sull’Altare del S. Michele Arcangelo e che tutti i suoi sudditi chiedessero misericordia e soccorso da S. Michele. Si recò anch’ egli nella Chiesa col suo popolo, sebbene sotto un padiglione con le cortine calate, non tanto per coprire il dolore, quanto per pregare più fervorosamente. Pregava tutto il popolo col Re, quando il glorioso S. Michele si fece vedere al Re, e gli disse :

  • Io son Michele, Principe delle Milizie di Dio, il quale in tuo aiuto hai chiamato: le tue ferventi preghiere e quelle del popolo accompagnate dalle nostre sono state esaudite da Sua Divina Maestà e vuol risuscitare i tuoi figli. Tu da qui avanti migliora la tua vita, riforma i costumi tuoi, e quelli dei tuoi vassalli. Non ascoltare cattivi consiglieri: restituisci alla Chiesa quel che hai usurpato, per le quali colpe Dio ti manda tali castighi. Ed acciocchè ti applichi a quello che ti consiglio, mira i tuoi due figliuoli risuscitati, e sappi che io ne custodirò la vita. Inoltre da oggi in avanti sarai libero dall’ impedimento della lingua, ma avverti di non esser ingrato a tanti favori” .

e fattosi vedere con un abito reale e con in mano uno scettro gli diede la benedizione, lasciandolo con una grande consolazione per avergli resuscitato i figli e cambiata la vita.

 

PROTETTORE DELLA CHIESA

NELLA TRIBOLAZIONE FINALE

Agli inizi del XX° secolo, con l’avvento delle dottrine relativistiche,  la formazione dei movimenti ideologici, l’ipervalutazione della scienza nella vita dell’uomo, unitamente alla crescente disinibizione dei costumi, Michele sarebbe dovuto esser sempre più invocato per la difesa dei credenti.  Così  non è avvenuto, perché la Chiesa, facendo una sorta di dottrinario “harakiri” ha eliminato la preghiera che gli veniva recitata alla fine della messa, e che era stata composta nientemeno che da Papa Leone XIII.  La storia di questa preghiera è emblematica, nel dimostrare la nostra tesi sul depauperamento liturgico, che ha indubbiamente attinto le figure di Michele, Gabriele e degli altri loro compagni celesti. Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva:

  • Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere“.

Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava:

  • Quanto tempo? Quanto potere?

La voce gutturale rispose:

  • Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio“;

la voce gentile replicò:

  • Hai il tempo…

Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa. La preghiera è la seguente:

 

Sancte Michaël Arcangele, defende nos in proelio, contra nequitias et insidias diaboli esto presidium; imperet illi Deus, supplices deprecamur; tuque, princeps militiae coelestis, satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude. Amen San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo. Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli. E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina, ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime. Amen.

 

La preghiera continuò ad essere recitata fino al 26 settembre 1964, quando l’istruzione “Inter oecumenici” n.48, § j, decretò:

  • “…le preghiere leoniane sono soppresse“.

La Visione di Papa Leone XIII, peraltro, era stata ben profetizzata da Anna Caterina Emmerich sin dai primi anni del XIX° secolo, in cui vide la Chiesa di Dio cadere e crollare sotto i colpi della chiesa del diavolo ed infine giungere San Michele in suo soccorso

  • … In un’altra immagine vidi una battaglia grandiosa svolgersi sulla terra: gli uomini sparavano dalle macchie piene di soldati, tutto il campo di battaglia era avvolto dal fumo. Grandi città si scorgevano da lontano. Poi giunse san Michele con un grande esercito di Angeli e separò i litiganti quando proprio tutto sembrava perduto. Un capo potente ebbe un incontro con san Michele e in conseguenza vidi trionfare la pace”.

 

MICHELE L’ ARCANGELO DELLA TROMBA DI DIO

L’ultimo elemento sui cui vogliamo portare la nostra attenzione è quello del risveglio che il Grande Arcangelo Michele porterà alla fine dei tempi. Sarà proprio Michele a giungere in quegli ultimi tempi che precederanno il Giudizio, come emerge da una lettura sistematica e comparata di alcuni passi biblici. Giova pertanto fare un parallelismo tra il passo del libro di Daniele e quello dell’Apocalisse in cui si nomina Michele. Ambedue, neanche a farlo apposta sono situati nel Capitolo 12. Risulta poi utile associare ad essi anche la lettera ai Tessalonicesi di San Paolo, per capire che i 3 brani sono collegati:

 

Dn 12,1 Ap 12,7 Tess. 4,13
Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo.  Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.  Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago.  Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

 

Da tutti questi passi si deduce che, il Signore discenderà alla fine dei tempi nuovamente dal cielo, alla voce dell’Arcangelo Michele!  Daniele dice infatti che in quel tempo futuro:

  • “…Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna…” [Dn 12,2],

mentre Paolo nei “Tessalonicesi” ripete lo stesso concetto:

  • “…Il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’Arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo…” [1Tessalonicesi 4,16] .

Siccome , nel Testo Sacro, il titolo di Arcangelo è affibbiato a Michele e a nessun altro, la Bibbia grida a gran voce che negli ultimi tempi, il Signore si servirà della voce di S. Michele, per dividere gli uomini buoni e meritevoli del riposo eterno da quelli malvagi.   Un perfetto parallelismo rispetto a Daniele 12,1, lo troviamo nell’Apocalisse di Giovanni. Leggiamo nell’Apocalisse:

  • “…Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli …” [Ap 12,7] .

E’ meravigliosa l’armonia della Sacra Scrittura in riferimento all’Arcangelo Michele, dove tutti i dettagli della Rivelazione di Dio si incastonano fra loro come un grande puzzle.   L’espressione “in quel tempo” del libro di Daniele riguarda un tempo futuro indefinito. Vi sarà “un tempo di angoscia”, che Gesù ci ripresenta con le parole dell’Evangelista (Mt 24,21).  Sono le persecuzioni future contro i santi, che l’Apocalisse ben descrive:

  • “…Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire. Esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi …” [Ap 12,10 – 12].

Tutti questi passi indicano che la battaglia celeste è avvenuta dunque tra spiriti di prim’ordine, tra due Arconti, Capi Supremi degli Angeli ovvero ancora tra due Arcangeli,  in cui a San Michele, il supremo Arcangelo, per richiamare il sentimento di Daniele, si fronteggiava uno spirito di eguale potenza e forza, che poi divenne il diavolo il quale è peraltro ancora il Principe cioè l’Arconte delle Potenze  (Exousiai) dell’Aria  e che domina sulla terra. Questa battaglia è destinata a durare fino alla fine dei tempi, dove sarà ancora una volta Michele, proprio nel momento di maggiore sofferenza della Chiesa a ritornare per la sconfitta definitiva dell’accusatore, su ordine di Nostro Signore.

SAN GABRIELE ARCANGELO

 

1.    Ambasciatore  Celeste.

2.    Annunciatore delle forti battaglie di Dio.

3.    Primo custode di Maria Vergine.

4.    Istitutore del nazireato ed istruttore dei nazirei.

 

 

 

San Gabriele, per il Beato Amadeo, è secondo in Cielo solo a San Michele, ma per meriti pari a lui, per esser l’Angelo che annunciò l’Incarnazione del Verbo. Anch’egli faceva parte del gruppo dei 12 Angeli tutelari della terra, non divisi, da nessun Coro, Gerarchia o Natura.

 

Su San Gabriele il discorso è stato più complesso e articolato. Anch’egli, come Michele, scontava inevitabilmente il basso posizionamento  impostogli dalla tradizione ecclesiastica, cui si aggiungeva la circostanza che nel Testo Sacro non era mai stato chiamato Arcangelo. Tale titolo gli fu attribuito nel tempo, considerando che il messaggio sublime rivelato a Maria dovesse provenire da un Messo di alta Gerarchia e dunque anch’egli eccelso.  Il paragone era semplice:

 

come per i seguiti reali, si usava inviare il più alto ambasciatore, così a cotanta Regina, non un servo misero, ma il maggiore nuncio doveva esserle stato inviato.

 

Per ancorare San Gabriele sulla sommità delle Gerarchie Celesti, furono necessarie però le testimonianze di due grandissimi Santi ,  nientemeno che: San Gregorio e San Bernardo, che finirono per contraddire inevitabilmente la costruzione dogmatica dello pseudo – dionigi  laddove Gabriele era un messo celeste privo di particoalre significanza salvifica. Pesò in primo luogo la straordinaria esegesi di Papa San Gregorio Magno (540 – 604), che nelle sue omelie sui Vangeli, ebbe meravigliosamente a statuire che:

  • “E’ da sapere che il termine «angelo» denota l’ufficio, non la natura. Infatti quei santi spiriti della patria celeste sono sempre spiriti, ma non si possono chiamare sempre angeli, poiché solo allora sono Angeli, quando per mezzo loro viene dato un annunzio. Quelli che recano annunzi ordinari sono detti angeli, quelli invece che annunziano i più grandi eventi son chiamati arcangeli. Per questo alla Vergine Maria non viene inviato un Angelo qualsiasi, ma l’Arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un Angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi. A essi vengono attribuiti nomi particolari, perché anche dal modo di chiamarli appaia quale tipo di ministero è loro affidato … A Maria è mandato Gabriele, che è chiamato Fortezza di Dio; egli veniva ad annunziare colui che si degnò di apparire nell’umiltà per debellare le potenze maligne dell’aria. Doveva dunque essere annunziato da «Fortezza di Dio» colui che veniva quale Signore degli eserciti e forte guerriero…” [ 34, 8-9; PL 76, 1250-1251] .

A confortare tale assunto, anche l’omelia di San Bernardo di Chiaravalle (10901153) . Nelle sue «Lodi alla Vergine Maria» alla prima omelia,  commentando il passo di Luca sull’Annunciazione scrive:

  • “Dice dunque: L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio (Lc 1, 26). Non penso che questo Angelo sia di quelli inferiori, di quelli che sogliono di frequente portare annunzi dal cielo alla terra; ciò si deduce chiaramente dal suo stesso nome che significa Fortezza di Dio, e dal fatto che egli non viene mandato da un altro Angelo a lui superiore, ma viene detto mandato da Dio stesso. Perciò l’Evangelista ha precisato: Fu mandato da Dio; ovvero ha detto: Da Dio perché non si pensasse che Dio aveva rivelato il suo disegno a qualcuno degli spiriti beati, prima che alla Vergine, fatta eccezione per l’Arcangelo Gabriele che tanto eccelleva tra i suoi compagni da apparire degno del suo nome, e degno di portare tale messaggio. Del resto al messaggio si adattava il suo nome. A chi infatti meglio conveniva annunziare Cristo, che è la virtù di Dio, se non a lui, il cui nome significava la stessa cosa? Forza di Dio è infatti lo stesso che virtù di Dio. Né disdice o è sconveniente chiamare con lo stesso nome il Signore e il suo messaggero, sebbene il medesimo nome sia attribuito per diversa ragione all’uno e all’altro. Cristo difatti è chiamato fortezza o virtù di Dio in senso diverso dall’Angelo: questi è detto virtù di Dio solo per partecipazione,  Cristo invece è tale per essenza, ed è Lui che, più forte di quel forte armato che era solito custodire indisturbato la sua casa, venne a debellarlo con la sua potenza e così gli strappò la preda che teneva in suo potere. L’Angelo invece è stato chiamato fortezza di Dio, o perché ha meritato il privilegio di annunziare la venuta di questa Virtù di Dio, o per il fatto che doveva confortare la Vergine, per natura timorosa, semplice e vereconda perché non si spaventasse per la novità del miracolo; ciò che egli fece. «Non temere, o Maria, disse, hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1, 30). Si può anche ragionevolmente credere che sia lo stesso Angelo, anche se l’Evangelista non lo nomina, che ha confortato lo sposo di Maria, anche lui uomo umile e timorato: Giuseppe. Gli dice, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria tua sposa (Mt 1, 20). È pertanto conveniente che a Gabriele sia affidato questo compito; anzi appunto perché gli è imposto tale ufficio gli sta bene il nome con cui è chiamato”.

Ciò posto, fu possibile più coerentemente  leggere il testo evangelico, e così capire cosa volesse esattamente esprimere l’Evangelista quando riportò le dichiarazioni di San Gabriele:

  • Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio” [Luca 1,19] ,

frase che in latino recita:

  • Ego sum Gabriel angelus qui asto ante Deum et missus sum loqui ad te”.

Secondo i succitati Santi, Gabriele non stava nient’altro che affermando e proclamando la sua eccellenza presso il Cielo e la sua appartenenza al primo gruppo degli Arcangeli di Dio! 

Un curato di campagna, p. Jean-Edouard Lamy, (1853 – 1931) non soltanto fu destinatario di un rapporto speciale intessuto con il suo Angelo custode che non l’ha abbandonato neppure un attimo, ma anche con l’ Arcangelo Gabriele che più volte, alla testa di schiere angeliche, alleviò le sofferenze del sacerdote, allungandogli la vita e salvandolo da pericoli forieri di morte certa. Don Marcello Stanzione, ci racconta espressamente, dalle pagine della sua “Militia Michaelis” ,  che il curato parlando del Santo Nuncio dei Cieli usava dire:

  • “… L’Arcangelo Gabriele è più alto di tutti gli altri Angeli. A lui io riconosco uno Spirito di una categoria superiore...”,

aggiungendo poi in altra occasione:

  • Non possiamo immaginare l’immenso potere di un Arcangelo. La natura di questi spiriti, anche quando sono condannati, è notevolissima…Un giorno insultai Satana, dicendogli: sporca bestia. Ma san Gabriele mi disse: non dimenticare che è l’Arcangelo caduto. È come un figlio di una famiglia molto nobile decaduto per i suoi vizi. Egli non è rispettabile in se stesso ma bisogna rispettare la sua famiglia in lui. Se si risponde ai suoi insulti con altri insulti è come una guerra tra gente bassa. Bisogna attaccarlo con la preghiera”.

Questo sentimento, risultava già condiviso anche da San Francesco Saverio Maria  Bianchi (1743 – 1815), barnabita, che, ricco di doni mistici, indusse molti a vivere con lui nella grazia del Vangelo.  Ricaviamo ciò da  “Vita  del Venerabile Servo di Dio  Francesco Saverio Maria Bianchi  Sacerdote Professo  della Congregazione dei Chierici Regolari  di S. Paolo detti Barnabiti  Scritta  dal P. D. Giuseppe Maria Palomba  della stessa Congregazione  P A  Napoli” al  Capitolo V  (seconda parte),  “Della Fede e della Speranza del Venerabile P. Bianchi, dove il biografo riporta questa frase del celebre Santo, a pag. 123:

  • Fu poi il Servo di Dio molto divoto dell’Arcangelo S. Raffaele, e più specialmente anche di S. Michele e di S. Gabriele, per esser stato quest’ultimo il suo Angelo Custode. “Un giorno (racconta uno dei testimoni) ritirandosi secondo il solito, dalla visita di una Chiesa, prima di giungere al largo di Portanova, un facchino con una sporta in testa camminava verso di noi, ed era al punto di urtare nel Venera-bile il quale camminando, com’era solito, a capo chino, e cogli occhi quasi chiusi, non avvertì il pericolo. Io sicuro che, non potendo noi scansarci, perchè accosto al muro, avesse egli stesso il facchino scansato noi. Ma questi continuando, era già prossimo ad urtare il °Servo di Dio, quando ad un tratto cadde a terra senza sapere come, rovesciando il suo carico. Dissi io: – Grande Angelo Custode avete voi!- ed egli rispose: – E’ uno dei sette che assistono davanti al trono di Dio -, Considerai questa risposta, e giunti che fummo alla sua stanza, tanto l’importunai per saperne il nome, che finalmente il Ve-nerabile mi disse che era l’Arcangelo S. Gabriele”.

È evidente da tali ragioni che,  mentre la errata speculazione della angelologia classica riteneva Gabriele un semplice Arcangelo, il sentimento dei Santi e dei Dottori della Chiesa, nonché dei Mistici e Veggenti, cominciò a mettere gravemente in imbarazzo questa insulsa teoria.

A corroborare questa tesi anche Santa Gemma Galgani, la cui testimonianza rinveniamo nel testo di Tito P. Zecca : “Gli angeli.  Nella vita e negli scritti di Gemma Galgani” a pag. 243, ove la Santa afferma:

  • “…Appena dal Divin Padre fu decretata l’imbasciata grandissima da inviarsi all’umile Maria, doveva decretarsi ancora il portatore di tanto annunzio. E per questo ne fu scelto uno che stava più vicino al trono dell’Altissimo, e questo fu l’Arcangelo Gabriele (che significa Fortezza di Dio….)”,

e la veggente Maria Valtorta:

  • L’arcangelo Michele, che voi invocate nel Confiteor, ma secondo la vostra abitudine, con l’anima assente, era presente alla mia morte in Croce. I Sette Grandi Arcangeli che stanno in perenne davanti al Trono di Dio, erano tutti presenti al mio sacrificio. (..)Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di Maria, impossibilitati a sollevarlo, perché era l’ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto di luce, tutti i particolari di quell’ora, tutti, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli di ciò che sarà dato a Me, Giudice supremo e Re altissimo” [Quaderni del 1943 capitolo 11913 settembre 1943 ].

Dello stesso avviso, anche Santa Metilde, la quale nel suo Libro della Grazia speciale, scrive di S. Gabriele:

  • “…Davanti a Maria stava l’Arcangelo Gabriele, con in mano uno scettro d’oro, nel quale si leggeva in lettere d’oro: Ave gratia plena, Dominus tecum: Vi saluto, o piena di grazia, il Signore è con voi. Questo fece intendere alla Santa che Gabriele, nei cieli è onorato con una particolare distinzione, perché per il primo rivolse alla Madre di Dio questa meravigliosa salutazione…” [Capitolo XII della purificazione della Beata Vergine Maria] .
  • “…Mentre nella messa si leggeva il vangelo, Missus est, Metilde vide l’Arcangelo Gabriele che sollecito scendeva in Nazaret verso la Beatissima Vergine, portando il vessillo regio coperto di lettere d’oro. Una innumerabile moltitudine di Angeli lo seguiva e tutti ordinatamente si fermarono intorno alla casa dove stava la gloriosa Vergine. Dopo gli Angeli, venivano gli Arcangeli, poi le Virtù e così tutti i Cori angelici, disposti in modo che ciascun ordine formava come un muro dalla terra al cielo intorno a quella casa benedetta. Comparve infine il Signor Gesù, più bello di tutti i figli degli uomini, uscendo come lo Sposo dalla camera nuziale, circondato dagli ardenti Serafini che sono gli spiriti più vicini alla Divinità. Tutta la corte celeste circondava il Signore e la Beata Vergine, come di un muro che si innalzava dalla terra sino alla volta dei cieli. Intanto il Signore, in piedi presso il vessillo dell’Arcangelo, sotto la forma di un fidanzato nel fiore di brillante giovinezza, aspettava in silenzio che l’Arcangelo avesse rispettosamente presentato alla Vergine il suo messaggio. Quando la Beata Maria, dal profondo abisso della sua umiltà ebbe dato questa risposta: Ecco l’Ancella del Signore, mi sia fatto secondo la vostra parola, d’un tratto lo Spirito Santo, sotto la forma di una colomba, con le ali spiegate della divina dolcezza, entrò nell’anima della Beata Vergine, coprendola della sua ombra e rendendola feconda per generare il Figlio di Dio. [Libro Primo Visioni nelle feste del Signore, della SS. Vergine e dei Santi Capitolo I nella festa dell’Annunciazione della Beata Maria Vergine /3].

Correttamente il Beato Amadeo, aveva dunque scorto in Estasi Gabriele, il quale gli aveva indicato di essere proprio uno spirito di Massima Gerarchia e il secondo tra i Sette Divini Assistenti.

 

GABRIELE ANNUNCIA CHE DIO SCENDE IN GUERRA, CON FORZA E POTENZA.

È  lo stesso salmista a cantare:

  • “…Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore; mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; mio scudo e baluardo, mia potente salvezza. Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici...”[Salmo 18,3-4],

oppure a declamare:

  • “…Dio nei suoi baluardi è apparso fortezza inespugnabile…” [Salmo 48,4].

Ovvero ancora lo stesso invoca:

  • “…Sii per me rupe di difesa, baluardo inaccessibile, poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza…” [Salmo 71,3] .

Pertanto se San Michele guida in battaglia l’esercito celeste, a Gabriele, è assegnato il primo luogo il compito di annunciare che Dio entra in guerra, mediante l’intervento di Michele (questo peraltro era lo spirito del libro di Daniele ove Gabriele disse al profeta: “… in questo non mi aiuta altri se non Michele, il vostro principe, che vigila sui figli del tuo popolo”).  L’esegesi biblica che vogliamo portare avanti ci indica chiaramente che il mondo era stato avvinto dal demonio ed era sotto il suo dominio, o per meglio dire sotto la sua “dominazione – Kyriotes” e la sua “Potenza – Exousia”.  Correttamente cantava il Salmista, infatti:

  • Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti; più nessuno fa il bene, neppure uno” [Salmo 14 ,3] .

Gli uomini non agivano più come figli di Dio ma avevano imparato a comportarsi come il diavolo, e conseguentemente a dannarsi.  Per salvare questo popolo, Dio dovette mandare in guerra gli Angeli, a scacciare lentamente e a poco a poco, le “truppe” degli  Angeli maligni e riconquistare terreno per la fede.   Per questo, onde sconfiggere i Troni, le Dominazioni ribelli di cui parla il Nuovo Testamento, Nostro Signore mandò San Gabriele ad annunciare l’inizio della guerra e della futura venuta di Michele e delle legioni celesti. Per questo al profeta Daniele , S. Gabriele disse:

  • “…Non temere, Daniele, poiché fin dal primo giorno in cui ti sei sforzato di intendere, umiliandoti davanti a Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto per le tue parole. Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni: però Michele, uno dei primi prìncipi, mi è venuto in aiuto e io l’ho lasciato là presso il principe del re di Persia; ora sono venuto per farti intendere ciò che avverrà al tuo popolo alla fine dei giorni, poiché c’è ancora una visione per quei giorni …” [Dn 10,13] ;
  • “…Ora tornerò di nuovo a lottare con il principe di Persia, poi uscirò ed ecco verrà il principe di Grecia. Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro della verità. Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe, (11,1) e io, nell’anno primo di Dario, mi tenni presso di lui per dargli rinforzo e sostegno…” [Dn 10,20].

Come si nota, Gabriele, asserisce di dare forza e sostegno a Michele nella lotta, ed è ancora più chiaro il libro dei Salmi, che invoca su Israele, la forza nella battaglia di Dio. L’etimologia del nome di San Gabriele, tradisce dunque la sua potenza di rinvigorimento e rafforzamento dei deboli, disponendoli a compiere opere straordinarie che normalmente non potrebbero fare. Forza per la battaglia che devono compiere e coraggio per affrontare i nemici o le gravi prove che discendono dal manifestare e confessare la fede in Cristo. Per questo il suo nome si interpreta “fortezza di Dio”. Questa battaglia non si esaurirà se non con la seconda venuta di Cristo e la nuova vittoria di Michele, sugli Angeli e sugli uomini ribelli. Il nome di San Gabriele, si trae dunque nel Vecchio Testamento, mediante vis profetico- interpretativa.

 

GABRIELE , ISTITUTORE DEL NAZIREATO

Gabriele, ha rivestito nel mondo ebraico una importanza grandissima. A lui infatti, si deve l’istituzione del nazireato con cui si consacrano i “forti di Dio”. Il nazireato (in ebraico: Nazir, cioè “consacrato”, “separato”) è, nella Bibbia, la consacrazione di un ebreo a Yahweh con il conseguente voto di seguire alcuni rigidi precetti di vita; il consacrato è detto nazireo, ma anche nazareo, nazirita, nazarita o nazareno. Egli doveva però seguire rigidi obblighi, tutti illustrati nella Bibbia,  e più precisamente nel Libro dei Numeri (6,1-21) e nel Libro dei Giudici (Gc13,1-14): il nazireo non poteva mangiare cibi impuri né cibi provenienti dalla vigna. Nello specifico, questo voto di nazireato richiedeva che l’uomo o la donna seguissero le seguenti regole: Astenersi dal vino, aceto di vino, uva, uva passa, liquori intossicanti, aceto distillato da tali sostanze, e dal mangiare o bere qualsiasi sostanza che contenga traccia d’uva. Evitare di tagliarsi i capelli in testa, ma consentire alle ciocche di capelli di crescere. Non diventare impuro/a toccando cadaveri o tombe (quindi non si può partecipare a funerali né entrare in un cimitero), anche di membri di famiglia e parenti stretti.

Canta per questo il Salmista:

  • “… Ora so che il Signore salva il suo consacrato; gli ha risposto dal suo cielo santo con la forza vittoriosa della sua destra. Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli, noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio. Quelli si piegano e cadono, ma noi restiamo in piedi e siamo saldi…” [Salmo 20,7-9],

oppure:

  • “…Il Signore è la forza del suo popolo, rifugio di salvezza del suo consacrato…” [Salmo 28,8],
  • “…Vedi, Dio, nostro scudo, guarda il volto del tuo consacrato…” [Salmo 84,10].

 Il nazireo, dunque  è l’uomo forte di Dio, per eccellenza, colui che da solo può abbattere gli eserciti nemici, infrangere gli scudi, disarcionare i cavalieri, evitare le frecce (anche in senso simbolico). Per fondare questo santo voto, Dio inviò nel mondo San  Gabriele, l’Arcangelo della Forza e della consacrazione del Nazir. E Gabriele non mancò di manifestare il suo sostegno fondando questo sacramento divino, in persone che sarebbero dovute scendere in guerra per il popolo eletto.

(Sansone il forte di Dio, primo Nazireo)

Il primo di cui parla la Bibbia, a chiare lettere, che fu sicuramente offerto al Nazireato è stato Sansone.  Secondo il Libro dei Giudici, al capitolo 13, gli Israeliti in seguito alla loro idolatria furono soggiogati dai potenti Filistei per 40 anni. Quando si pentirono dei loro delitti, Dio fece sorgere dal loro seno un salvatore, nella persona del giudice Sansone, il quale veramente non condusse mai un esercito contro i Filistei, ma che tuttavia con una forza fisica sovrannaturale, e con animo ardito fece tali stragi tra i nemici, che anche senza combattere pose un freno alle loro prepotenze.  La vita di Sansone dalla nascita fino alla morte è ricca di meravigliose avventure. Suo padre Manoè, della tribù di Dan, viveva a Zorà, all’estremo confine  di quella vallata, da cui non potevano esser cacciati i Filistei. Un Angelo annunciò alla madre che si trovava sola al campo, che ella avrebbe avuto un figlio che avrebbe dato inizio alla liberazione d’ Israele dai Filistei.  Però questo fanciullo doveva fin dalla nascita essere astemio al Signore (c.d. Nazireo), non dovevano mai essergli tagliati i capelli e la madre doveva fino alla sua  nascita astenersi dal vino e da bevande forti. Manoè, cui la moglie aveva raccontato l’ evento, supplicò Dio, perchè anche a lui apparisse il nunzio, e diffatti venne l’ Angelo per la seconda volta e ripetè le prime istruzioni intorno al fanciullo promesso ai coniugi. Il testo è il seguente:

  • … L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: «Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d’immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei». La donna andò a dire al marito: «Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: Ecco tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte… Allora Manoach pregò il Signore e disse: «Signore, l’uomo di Dio mandato da te venga di nuovo da noi e c’insegni quello che dobbiamo fare per il nascituro… L’angelo del Signore rispose a Manoach: «Si astenga la donna da quanto le ho detto. Non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda inebriante e non mangi nulla d’immondo; osservi quanto le ho comandato». Manoach disse all’angelo del Signore: «Permettici di trattenerti e di prepararti un capretto!». L’angelo del Signore rispose a Manoach: «Anche se tu mi trattenessi, non mangerei il tuo cibo; ma se vuoi fare un olocausto, offrilo al Signore». Manoach non sapeva che quello fosse l’angelo del Signore. Poi Manoach disse all’angelo del Signore: «Come ti chiami, perché quando si saranno avverate le tue parole, noi ti rendiamo onore?». L’angelo del Signore gli rispose: «Perché mi chiedi il nome? Esso è misterioso»”  [Gd 13 1-7].

Tale passo ha condotto gli esegeti a ritenere che l’Angelo apparso a Manoè, dissimulasse nella sua Angelofania elargita, il suo vero nome, ovvero Gabriele. Tale termine, infatti, significa Forte di Dio, e con questa apparizione Gabriele non stava nient’altro che annunciando la nascita del “forte di Dio” Sansone, il nazireo,  che avrebbe schiacciato i Filistei.

(San Giovanni Battista, l’ultimo dei Nazirei)

A rendere più credibile questa tesi, la medesima apparizione di Gabriele a San Zaccaria nel Vangelo, ad annunciare la nascita di un altro Nazir, ovvero San Giovanni Battista . Come per il caso degli israeliti, soggiogati al tempo dei Filistei, anche al tempo della venuta del Redentore, il popolo era sottomesso dalla crudele oppressione romana.  Ecco che allora, l’Angelo forte compare nuovamente e dice a Zaccaria:

  • “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”.

Se si accostano i due brani si nota una certa somiglianza:

 

Gd 13 Lc 1,13
L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: «Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d’immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei.. Non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda inebriante e non mangi nulla d’immondo; osservi quanto le ho comandato Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre

 

La missione di San Giovanni, “la voce che grida nel deserto” costituisce uno  degli argomenti meno esplorati nella vasta gamma della teologia cattolica.  La vicenda storica del Precursore del Signore difatti non viene bene analizzata dai teologi, ed anche i racconti evangelici tralasciano il gran lavoro di apostolato che il Battista aveva compiuto preparando il terreno per la predicazione di Gesù Cristo, ed anche ammaestrando alcuni dei suoi discepoli.  Peraltro molti suoi discorsi, come quelli dell’avvento del regno di Dio, furono utilizzati dal medesimo Redentore nelle sue predicazioni. Egli, fortificato da Dio, aveva girato in lungo e in largo la Palestina, per abbattere le mura di sordità del popolo eletto, scuoterlo dal suo torpore, annunciando che  le

  • Settanta settimane fissate per il popolo e per la santa città per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi”,

di cui S. Gabriele aveva parlato a suo tempo al profeta Daniele,  erano terminate, e presto:

  • “un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore” [Dn 9,26].

Questo consacrato non era nient’altro che il Figlio di Dio, promesso ai suoi discepoli il quale giungeva proprio in quel momento, per traghettare il popolo di Israele  verso la vera fede, prima che il suo tempio, e dunque la sua vecchia fede venisse distrutta, e il gregge fosse disperso per secoli.  Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea,  Giovanni, percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:  “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”.  Gabriele, dunque, il forte di Dio, stava annunciando che Dio scendeva in guerra nuovamente, anzi che Egli stesso stava per tornare per spezzare le signorie dei demoni. Così anche coloro che doveva annunciare, sarebbero stati degli uomini forti di Dio, ma essi dovevano dapprima consacrarsi a Dio con voto di Nazireato.  Per cui, San Gabriele, dopo aver fondato il sacramento di Nazireato, divenne  precettore anche di questi “forti di Dio” aiutandoli nella loro duramissione di privazione dei paiceri e annuncio delle forti battaglie divine.

 

GRANDE POTERE DI GABRIELE SUI DEMONI

Nel vasto panorama cristiano, Gabriele viene ritenuto , pertanto il secondo Angelo più alto in grado, dopo Michele, ma non invece così dalla angelologia classica, per i noti problemi che abbiamo precedentemente accennato, per i quali, Gabriele è poco più di un semplice Angelo. Fu lo stesso Gabriele, a ribaltare questa erronea interpretazione rivelando al Beato Amadeo:

  • “…Il primo … è Michele, rispetto al quale nessuno né degli uomini né degli Angeli è più degno, lui è lo stesso che lottò con il grande dragone e lo sconfisse e io Gabriele sono il secondo. Raffaele mi segue e Uriele segue Raffaele e altri a lui” [Apocalypsis Nova,Estasi Prima].
  • “… Egli infatti, è il primo di tutti noi, io lo seguo, noi non siamo separati né per natura, né per Coro o secondo Gerarchia. Io sono il secondo Serafino, lui è il primo che è a tal punto nobile che non può essere più nobile di quanto è…” [Apocalypsis Nova, Estasi Quarta].

Intere pagine sulla potenza di San Gabriele si trovano narrate nel testo: “ Vida maravillosa de la Venerable Virgen Doña Marina de Escobar : sacada de lo que ella misma escribio (1665) – raccolta da Luis de la Puente. Marina de Escobar, (1554 – 1633) fu una religiosa e monaca spagnola, dichiarata venerabile dalla Chiesa Cattolica e fondatrice dell’ordine del Santissimo Salvatore o di Santa Brigida. Nei suoi diari sono molteplici gli episodi in cui San Gabriele, ma più in generale i 3 Arcangeli canonici l’assistono nel suo percorso di fede e scacciano gli spiriti maligni.  Un primo episodio è descritto nel Libro 1, capitolo V, paragrafo II, dove c’è il primo incontro con l’Arcangelo Gabriele. Mentre infatti stava eseguendo gli esercizi spirituali della sua compagnia vide venire un Santo Angelo di grande Maestà, che non conosceva perchè non lo aveva mai visto, e rimase molto costernata e spaventata al riguardo, me egli le disse:

  • Io sono l’Arcangelo San Gabriele e vengo a portarti una comunicazione da parte della Vergine Santissima e Nostra Signora!”.

L’episodio più importante tuttavia  è descritto nel capitolo II e III del libro 4, dove si mostra in tutta la sua vigoria, la grande potenza di San Gabriele. Egli infatti, condanna  addirittura i demoni all’inferno:

  • Stando una mattina con Nostro Signore , mi si mise davanti un demonio molto alto e fiero, e molto scuro, e mostrava di avere una grandissima malizia, la cui vista mi diede una grandissima pena e orrore, e mi pareva che stesse vicino a me anche un Santo Angelo…ma essendo forzata da Nostro Signore a guardarlo, vidi che era un Angelo di grandissima maestà e potere, che pareva di essere così tanto potente da poter conquistare l’intero l’inferno, il quale mi disse: “Creatura di Dio e anima redenta con il sangue di Gesù Cristo, io sono l’Arcangelo Gabriele, conoscimi e sappi che vengo nel nome del Signore e per il compito che mi ha dato di farti la guardia, porterò via da te questo demonio!” e girando la mano  e toccandolo il demonio si prostrò a terra “ e sappi  che è quello che ti ha dato maggior pena e afflizione e cattivi trattamenti, così tu ora lo devi giudicare, e viene messa nelle tue mani e nella tua volontà, la sua pena”. E ascoltanto questo ne fui molto afflitta e gli dissi: “ Arcangelo del Signore, io vivo per Divina ordinazione, e tutto ciò che patisco lo guardo nel Signore, per la cui mano  ogni cosa viene misurata e registrata, e cosi a me non mi si da niente di ciò, nè mi tocca cosa alcuna, desidero solo fare la volontà di Dio”. Il Santo Arcangelo cominciò a replicare e le disse: “ Io, sorella, per questo sono venuto qui, guardo quello che vuoi fare” . Io cominciai a dire:  “Angelo del Signore, tu hai la saggezza e la fortezza di Dio, e non puoi errare in nulla, fai quello che conosci essere la volontà del Signore, io ti cedo e ti lascio il mio diritto… perchè io non so che fare!”. Così il glorioso Arcangelo guardò il mio Angelo Custode che stava vicino a me con gli altri quattro e gli disse: “ Angelo del Signore, cui la Divina Maestà ha affidato la cura di quest’anima, hai ben visto e sentito cosa ha dovuto passare, cosa te ne sembra, e così i tuoi compagni che sono qui?”. Il mio Angelo custode rispose con molta reverenza e rispetto: “ Arcangelo del Signore,  quest’anima che il Signore mi ha affidato affinchè la custodissi non ha ricevuto alcun danno, nè per le molestie subite ha ricevuto lesioni, afflizioni o tormenti, se non quei patimenti che ha ricevuto dal demonio per permissione divina, ma ha ottenuto in anticipo una crescita delle benedizioni … Io desidero il bene di quest’anima e la gloria di Nostro Signore. Così non so cosa dirti…”.  Così il Santo Arcangelo ponendo il piede sopra il corpo di quella bestia fiera, e traendo fuori dalla sua cintola una spada, come di fortissimo fuoco bruciante e molto spaventoso, la pose contro al demonio con la sola impugnatura sopra la testa e subito dopo il demonio si consumò  e si inabissò come uno che stesse sotto terra, e lanciava grida e urla molto spaventosi, come a colui cui danno nuovi tormenti e l’Arcangalo gli diceva: “ Vattene traditore con queste pene negli abissi dell’inferno!” e dicendo ciò, quello veniva sprofondato in una apertura della terra con terribili massi, e sempre con maggiori grida e infernali tormenti, attraverso questi dirupi cadde negli abissi sempre a vista dell’Arcangelo Gabriele che con quella sua grande virtù e fortezza e con quella sua terribile voce gli diceva: “ Vattene traditore negli abissi infernali” e così la terra si chiuse. L’Angelo Gabriele resto così vicino a me e insieme a quei Santi Angeli che erano li con me e disse loro: “Angeli Benedetti, è certo dunque che il Signore Nostro della Maestà vi tiene ben occupati in compagnia e custodia di questa sua creatura, e di quest’anima che costò tanto sangue al Nostro Signore Gesù Cristo il quale per ella pagò un così grande prezzo, che fu il suo sangue prezioso”, e successivamente rivolgendosi a me, mi disse: “ Creatura di Dio, e anima riscattata con il Sangue di Gesù Cristo Signore Nostro,  hai dovuto sopportare tanto, e in qualsiasi modo, a causa di questo demonio infernale che ha visto qui, ma per la clemenza Divina, e per la verità  di Dio Signore Nostro,  e grazie ai suoi aiuti , egli ha fallito in tutto, e con tuo beneficio e gloria della Divina Maestà di Dio e Signor Nostro, che te li ha inviati per mano mia”. Poi prese un ramo di palma molto buono e pregevole, nel quale si trovava una grande Croce, che teneva sulla sua sommità attaccata una corona ricca d’oro e pietre preziose, molto risplendenti, come anche lo era la Croce, e avvicinandosi a me mi disse, con molta enfasi: “ Prendila, sorella mia!” . Ma io così ammirata di vedere questi grandi misteri  e meraviglie, e scoraggiata e piena di vergogna, risposi : “Io no signore, perchè non merito un dono così grande, non posso”, e prostrandomi a terra , non osavo sollevarmi nè fissare con gli occhi quel dono prezioso. Mentre stavo provando tanta vergogna, avvicinandosi questo Arcangelo mi disse: “ Alzati, sorella nostra, e ricevi questo dono!”. Subito giunse  da me il Signor Angelo mio custode, e toccandomi come qualcuno che facesse un cenno, mi fece alzare, e messami in ginocchio, comunicò la mia volontà a quegli altri due Angeli, dicendo che non mi ero ritratta dal ricevere quel dono così grande, e pertanto si doveva fare così perchè lo voleva il Signore; e che il mio desiderio era che quel dono venisse consegnato nelle mani del mio Angelo Custode, che avrebbe spiegato bene il perchè io non osavo ricevere quel dono così grande. Vedendo ciò L’Arcangelo San Gabriele disse al mio Angelo Custode che ricevesse quel dono a beneficio di quella creatura che custodiva e nel suo nome l’Angelo lo ricevette con reverenza e dimostrazione di lode…  Vedendo tali cose la mia anima, e per luce divina,  la virtù, la potenza e la forza di quell’Arcangelo , fu tratta come in estasi e con una grande ammirazione cominciò a dire: “ O Gabriele  eletto Zrcangelo di Dio, fortezza del Signore della Maestà, felice, beata e eletta la tua sorte!”  [p. 356 Vita Maria de Escobar].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SAN RAFFAELE ARCANGELO

 

1.  Guaritore delle anime e dei corpi

2.  Istitutore della vita matrimoniale.

3.  Debellatore del demone dell’impurità, della corruzione, della lascivia e della lussuria: Asmodeo .

4.  Procuratore ed anticipatore di Gesù Cristo.

 

 

Per sua stessa ammissione, Raffaele è il terzo dei Sette Angeli assistenti, anche se non sappiamo, se facesse o meno parte della prima specie angelica, sul modello di Michele, Gabriele e del decaduto satana o lucifero. Sappiamo però che agisce con Maria Vergine per liberare i templi di Dio, dalla corruzione, dalla lussuria e dalla pedofilia, che assalgono oggi la nostra amata Chiesa, come profetizzato da Maria a La Salette.

 

Nella Bibbia, si nomina un terzo Angelo, il cui nome è Raffaele. Egli  interpreta la “Medicina di Dio” ovvero la “Cura di Dio” (o ancora Dio è la mia cura ; Dio mi ha guarito) e di solito si rappresenta questo Arcangelo insieme a Tobia, mentre lo accompagna o lo libera dal pericolo del pesce.  È il Libro dei Salmi che celebra sovente la potestà curativa di Dio, e indirettamente il ruolo ontologico di Raffaele:

  • Signore Dio mio, a te ho gridato e mi hai guarito” [Salmo 30,3] ,

ed ancora recita il Salmo 103:

  • Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie”.

In questi versi si nota la potestà curativa di questo sublime Spirito. Raffaele è nominato soltanto nel libro di Tobia, anche se ne è il grande protagonista seppur inizialmente celato sotto le spoglie del parente di questi, Azaria figlio di Anania, presentandosi come modello dell’ Angelo custode dell’uomo. Egli infatti, durante tutto il corso del racconto sacro non smette mai di vegliare sul giovane Tobia e la sua famiglia: protegge Tobia dal pesce che voleva divorarlo,  lo salva dal demonio che l’avrebbe ucciso similmente agli altri sette pretendenti di Sara , guarisce la cecità del padre, si reca personalmente dal parente di Tobia per reclamarne l’eredità, consiglia a Tobia di sposarsi con Sara risolvendo così tutti i problemi della giovane coppia.   Secondo p. Andrea Serrano, Raffaele è quello che meglio rappresenta la Virtù  di Cristo venuto come medicina contro i peccati del mondo, ovvero: la  carità , dalla quale nasce la misericordia, che sempre la accompagna.  Così  Raffaele è conosciuto come Medico del Cielo, ovvero il rimedio contro i mali del mondo.  Molte apparizioni di Raffaele sono legate a guarigioni.

 

PROCURATORE DI CRISTO

E SUO ANTICIPATORE

Tra tutti gli Angeli Raffaele, è poi quello che più si avvicina alla predicazione del Cristo in terra.  Raffaele fa le stesse cose di Gesù, compie gli stessi gesti, e ha la stessa sua simbologia. Il suo nome, inoltre è esso stesso ricordo del Redentore, che è venuto per curare il mondo dalla malattia del peccato. Molti infatti sono i miracoli di guarigione operati da Raffaele nel libro di Tobia, ma ancora maggiori sono i miracoli di guarigione e salvezza operati da Cristo.  Il Vangelo di Luca ci racconta che mentre Cristo,  si avvicinava a Gerico,

  • “…un cieco era seduto a mendicare lungo la strada. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli risposero: «Passa Gesù il Nazareno!». Allora incominciò a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò: «Che vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio…” [Lc 18,33-43] .

Parallelamente nel  libro di Tobia, si racconta che :

  • “… Raffaele disse a Tobia prima di avvicinarsi al padre: «Io so che i suoi occhi si apriranno. Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce». Anna corse avanti e si gettò al collo del figlio dicendogli: «Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!». E pianse. Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!». Spalmò il farmaco che operò come un morso, poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!». E aggiunse: «Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Benedetto il suo grande nome su di noi e benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito ma poi ha avuto pietà ed ecco, ora io contemplo mio figlio Tobia”. [Tb 11,7-14]

Come Cristo è il procacciatore dei talenti, cioè l’elargitore dei doni ( che vanno messi a frutto e non vanno tenuti nascosti):

  • “…Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti..”.. [Mt 25,14-30],

così  allo stesso modo, anche San Raffaele, accompagna il buon Tobia alla ricerca dei suoi Talenti, per riscuoterli e farli fruttare:

  • “… Ora, figlio, ti faccio sapere che ho depositato dieci talenti d’argento presso Gabael figlio di Gabri, a Rage di Media. Non temere se siamo diventati poveri. Tu avrai una grande ricchezza se avrai il timor di Dio, se rifuggirai da ogni peccato e farai ciò che piace al Signore Dio tuo …” [Tb 4,20].
  • “… Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l’angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio. Gli disse: «Di dove sei, o giovane?». Rispose: «Sono uno dei tuoi fratelli Israeliti, venuto a cercare lavoro». Riprese Tobia: «Conosci la strada per andare nella Media?». Gli disse: «Certo, parecchie volte sono stato là e conosco bene tutte le strade…” [Tb 5,4 – 6].

Cristo e Raffaele vengono per portare sollievo ad una umanità in prigionia. Sia S. Raffaele che Nostro Signore intervengono per liberare il popolo da una condizione di schiavitù, non generata però tanto dalla dominazione straniera del tempo, ma dalla conseguenza  del peccato originale dell’uomo. Il Redentore viene al mondo quando il popolo ebreo è sottoposto ad una dura dominazione, sotto la sferza dei Romani.

  • “… Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?».  Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.  Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre;  se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero…” [Giovanni 8,31-42],

e similmente il Libro di Tobia, ambientato nel VII secolo a.C. , narrando le vicende di San Raffaele ,  presenta la storia di una famiglia ebraica della tribù di Neftali, deportata a Ninive:

  • … Io, Tobi, passavo i giorni della mia vita seguendo le vie della verità e della giustizia. Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine…” [Libro di Tobia 1].

San Raffaele e Gesù Cristo vengono per ridare la luce ai ciechi.   Cristo è la luce del mondo, disceso in terra per portare la verità nelle tenebre dell’idolatria e del peccato:

  • “…Or Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: Io sono la luce del mondo; chi mi seguita non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita… “[Giovanni 8,12],

e per dimostrare questo, i suoi miracoli sono simbolicamente diretti a ridare la vista ovvero la luce della fede a coloro che l’avevano definitivamente perduta:

  • “…Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)».Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?».Alcuni dicevano: «E’ lui»; altri dicevano:«No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». Egli rispose: «Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista…”[Gv 9,1-4];

e proprio come il Redentore, anche S. Raffaele applicando alle palpebre del padre di Tobia, l’estratto dalle interiora del pesce, gli risana gli occhi ridandogli la vista perduta:

  • “…Raffaele disse a Tobia prima di avvicinarsi al padre: «Io so che i suoi occhi si apriranno. Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce». Anna corse avanti e si gettò al collo del figlio dicendogli: «Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!». E pianse…” [ Tobia 11,7-14].

San Raffaele e il Redentore vengono come solerti pastori di uomini, custodi e compagni di viaggio dell’umanità dispersa, preparatori e procacciatori di un posto presso la casa del Padre. Dispersa infatti è la famiglia di Tobia, e parimenti disperso il popolo ebraico, vera e propria pecorella smarrita in attesa di pastore.

Come Cristo si fa accompagnatore e difensore della nuova comunità credente dai pericoli dell’idolatria:

  • Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” [Luca15,3-7],

così S. Raffaele conduce in salvo Tobia, piccola pecorella smarrita per la strada sicura della salvezza.  L’Angelo, sotto le mentite spoglie di Azaria (che significa aiuto di Dio) indicherà il cammino da percorrere a Tobia  per addivenire alla salvezza evitando i percoli:

 “… Continuò: «Ti dò una dramma al giorno, oltre quello che occorre a te e a mio figlio insieme. Fa’ dunque il viaggio con mio figlio e poi ti darò ancora di più».  Gli disse: «Farò il viaggio con lui. Non temere; partiremo sani e sani ritorneremo, perché la strada è sicura…” [Tb 5,15].

Cristo, con la sua Passione prepara un posto innanzi al Padre Eterno per ognuno che ha voluto credere in lui:

  • Disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?».  Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me…” [ Gv 14,1-6],

e come lui anche S. Raffaele va assieme a Tobia a preparare la casa del Padre di questi prima che gli altri giungano:

 “…Quando furono nei pressi di Caserin, di fronte a Ninive, disse Raffaele:  «Tu sai in quale condizione abbiamo lasciato tuo padre.  Corriamo avanti, prima di tua moglie, e prepariamo la casa, mentre gli altri vengono…” [Tb 11].

 

DEBELLATORE DEL CRUDELE DEMONE ASMODEO

Nel Vangelo viene accennato al grande potere esorcistico di Gesù Cristo. Stando  un giorno a Cafarnao, una città della Galilea:

  • “… Nella sinagoga c’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: «Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!». Gesù gli intimò: «Taci, esci da costui!». E il demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui, senza fargli alcun male. [Lc 4,31-36]

Come il suo Divino Imperatore,  anche S. Raffaele scaccia i demoni. Raffaele è infatti impegnato a combattere uno dei più pericolosi diavoli che operino sulla faccia della terra, conosciuto nella Bibbia come  Asmodeo[12].   Il nome del suddetto demone, che molto spesso si contrappone all’azione dell’Arcangelo che significa “Dio guarisce”, sembrerebbe derivare dal persiano “Aeshma Deva”, il cui significato è “colui che fa morire” ovvero “l’assassino”, certamente confermato dalla circostanza di aver ucciso tutti e sette i mariti della povera Sara. Asmodeo era un personaggio preesistente al libro di Tobia e ben noto alle leggende giudaiche del tempo. Già nell’apocrifo “Testamento di Salomone” era descritto proprio come nemico dell’unione coniugale:

  • “ Il mio compito è quello di cospirare contro i novelli sposi, per impedire loro di congiungersi in matrimonio. Io distruggo la bellezza delle vergini e muto il loro cuore, e porto gli uomini alla follia e alle brame disoneste “.

La descrizione della cacciata di Asmodeo da parte di Raffaele in Tobia 6, 17-18 è legata proprio ad antichissime pratiche esorcistiche: nell’Oriente antico infatti,  si era convinti che il fumo nauseabondo fosse indigesto a spiriti e demoni, e che quindi li facesse fuggire[13]. Inoltre si riteneva infatti che i demoni abitassero in regioni lontane e deserte[14]; proprio per tali ragioni nel Vangelo le tentazioni diaboliche del Cristo  avvengono appena  il Signore si ritira nel deserto di Giuda a pregare. Ecco il passo come accenntato dal libro di Tobia:

  • “…Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto. Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso. L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi… [Tb 8,1-3]”.

Oggi l’azione di Raffaele è maggiormente necessaria per scongiurare gli assalti continui del diavolo asmodeo. Fu proprio durante le apparizioni di La Salette, che la Vergine rivelò ai veggenti la terribile profezia secondo la quale, presto il diavolo asmodeo, avrebbe imperversato per i luoghi sacri, prendendone possesso:

  • “…I governi civili avranno tutti uno stesso disegno, che sarà quello di abolire e di fare scomparire ogni principio religioso, per fare posto al materialismo, all’ateismo, allo spiritismo, ed a ogni sorta di vizi. .. Tremate! Il Signore è sul punto di consegnarvi ai suoi nemici, giacché‚ i luoghi santi sono contaminati dalla corruzione. Molti conventi non sono più case di Dio, ma pascoli di Asmodeo, cioè del diavolo, dell’impurità e dei suoi satelliti…”.

Verosimilmente anche asmodeo, oggi demone, era uno dei 12 arcangeli tutelari della terra, purtroppo caduto assieme alla follia di satana; dunque si tratta di un diavolo appartenente alla prima specie creata, pericolosissimo, e di difficile eradicazione. Solo Raffaele, e Michele, che debella tutti i demoni, possono spezzare le sue forze. Ma Raffaele, è indicato per combattere questo arcidiavolo, perché, da latore della potestà curativa di Dio, consente il recupero dell’originario spirito spezzato da demonio. Le fonti mistiche attestano dell’apparizione dell’Angelo Raffaele in Spagna, nella città di Cordova, ove era scoppiata una terribile epidemia di peste. L’Angelo apparve sotto le sembianze di un giovane di una bellezza straordinaria al religioso  Simone de Sousa, suo devoto al quale disse:

  • “ …Io sono Raffaele e vengo ad aiutarti. Le tue preghiere, le tue elemosine e, soprattutto, la tua umiltà e carità hanno un grande valore agli occhi di Dio; Dio aiuterà questa città con le dolcezze della sua clemenza. Vai dal vescovo e digli di mettere una mia immagine sotto il campanile della cattedrale e di esortare tutti a ricorrere a me. Immediatamente gli ammalati verranno guariti, a condizione che si raccomandino alla Regina degli Angeli. Tutti coloro che ricorreranno alla mia intercessione e porteranno la mia immagine, verranno liberati dalla peste e dal demonio impuro Asmodeo, che fa perdere gli uomini e li allontana da Dio”.

La città obbedì all’invito di Raffaele e promise di celebrare ogni anno una festa speciale per ricordare la celeste apparizione. Subito la peste scomparve e la città di Cordova venne consacrata a San Raffaele Arcangelo. In una delle sue piazze pubbliche venne collocata nel 1884 una statua monumentale del Santo Arcangelo come patrono e liberatore della città .  La grande intercessione di San Raffaele, e la sua battaglia contro asmodeo  si manifestò moltissimo poi a beneficio di Suor Ursula di San Basilio, del Convento del Cister  di Cordova che si racconta a pag. 239 del testo “Triunfo angelico del celeste principe, poderoso protector y glorioso dela ciudad de Gordoba, San Rafael” di Gerónimo Vilches, edizione del 1781, ove:

  • Furono spaventosi gli assalti” – dice il biografo – “ che il demone Asmodeo diede al castissimo muro del cuore di questa sposa del Signore che con la sua grazia non scivolò mai nella fiacchezza dei suoi pensieri”. Ella allora si gettò ai piedi del Santo Arcangelo chiedendo umilmente e confidenzialmente il suo aiuto in quel conflitto, quando improvvisamente si estinsero tutti gli accerchiamenti di quelle fiamme infernali , come se il mare si fosse sparso su un piccolo falò. Perché quel fuoco si consuma alla vista del Sovrano Principe protettore della castità, San Raffaele. Ed in questo” – continua il  biografo – “ si vede lo straordinario potere e l’intercessione di San Raffaele a beneficio dei casti , e quanto è sollecito a provvedere nei loro conflitti”.

Si legge sempre nella medesima storia (a pag.239 circa del testo Trionfo Angelico), alla parte terza, capitolo trenta, che verso i 64 anni, la suora ebbe una estasi con la quale scorse l’immensa intercessione di San Raffaele che egli esercitava a beneficio della città di Cordova. Vide infatti Dio assiso su un trono di terrificante maestà, e con il voltò così adirato che lo spirito di Ursula venne grandemente scosso. Egli stava per compiere sul mondo e sulla città il suo tremendo giudizio, fin quando ela vide:

  • che la Regina del Cielo , Madre di Dio e Nostra Avvocata, obbligata dalle preghiere dell’Arcangelo Raffaele, interpose il suo amore materno sull’Onnipotente Braccio di Suo Figlio Gesù Cristo, per rallentare il colpo della sua spada”.

Cordova, in Spagna è la casa terrestre di San Raffaele come il Gargano lo è per Michele.

 

 

 

 

PIETA’ DI RAFFAELE PER I MORTI

Nel libro di Tobia, si racconta che Raffaele, fu commosso ad aiutare questa sfortunata famiglia israelita in seguito ad un particolare atto di pietà. Egli rivelò infatti al giovane ebreo:

  • “…Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora io sono stato inviato per provare la tua fede, ma Dio mi ha inviato nel medesimo tempo per guarire te e Sara tua nuora…” [Tb 12,12-14].

È stato dunque, più di tutti gli altri, quest’atto di misericordia, a favorire la venuta di S. Raffaele. Egli, come medicina di Dio, simboleggia la potestà curativa di Cristo, che è amara appena somministrata, ma dopo poco, porta alla salvezza. La terapia di recupero non è facile, e la potestà curativa è delle volte più lenta ad operare mediante i nostri peccati. Eh si la medicina è  amara, ma indispensabile per la salvezza! Senza di essa siamo morti. Senza la Medicina – Cristo, confezionata da San Raffaele, il Santo Farmacista del Cielo, non potremo guarire. Come abbiamo visto, Raffaele è l’accompagnatore dei viandanti, ma ancor meglio  il medico degli infermi, a cui somministra il Santo Viatico del Cielo, prima di giungere alla Patria Celeste.  Racconta Don Marcello Stanzione che, alcuni secolo dopo gli eventi che avevano avvinto Simone de Souza, nel XVI° secolo, la pietà di S. Raffaele verso i defunti fu tale, che  i santi martiri Anastasio, presbitero, Felice, monaco e Degna, vergine, furono fatti trovare dall’Arcangelo Raffaele, al sacerdote Andres De Las Roellas. Nato a Cordoba nel 1525 Andres fu un esemplare sacerdote.  Diventato anziano si ritirò nella casa paterna dove era accudito da una delle sue sorelle.  Essendo stato colpito da dolorose infermità ogni giorno nella sua orazione chiedeva al Signore di essere guarito. Per cinque notti – così raccontò egli stesso – gli sembrò di sentire in sogno una voce che chiaramente gli diceva:

  • Va al Campo (una zona della città) e riavrai la salute”.

Non diede molta importanza ai sogni. Un giorno, però si mise sulla strada indicata e con grande sforzo riuscì a raggiungere i confini di Cordoba; era già nei pressi della zona del campo quando, si sedette per riposarsi. In quell’istante gli vennero incontro cinque giovani ed eleganti cavalieri che gli lasciarono un messaggio su dove ritrovare le spoglie mortali degli antichi martiri della Città.  Appena i cavalieri sparirono padre Andres si accorse con grande stupore che erano sparite tutte le sue infermità. Tutto questo avvenne nel sabato santo 29 marzo del 1578. Il messaggio dei cinque cavalieri che indicava la tomba dei martiri cordovesi doveva essere portato al vescovo ma padre Roelas aveva paura di esser preso per un illuso visionario. Il sacerdote credeva che tutto finisse, invece , per quattro notti consecutive, a mezzanotte precisa, terminato l’ufficio divino, ebbe la misteriosa apparizione di un uomo vestito di bianco che gli ordinava di espletare l‘incarico avuto dai cinque cavalieri. Infine, nella quinta notte quando già iniziava ad albeggiare il mercoledì 7 maggio del 1578 quell’uomo vestito di bianco gli rivelò:

  • Ti giuro, per Gesù Cristo crocifisso, che io sono Raffaele, l’Angelo che Dio ha posto a custodia di questa città”.

Il sacerdote informò il vescovo e nel punto esatto dove i cinque cavalieri avevano indicato, furono ritrovate le reliquie degli antichi martiri cristiani di Cordoba. Così, con questo solenne giuramento, i Cordovesi ebbero la certezza che l’Arcangelo, come già quasi tre secoli prima aveva rivelato a fra Simon de Sousa, proteggeva in modo speciale la loro città. E a ben dire San Raffaele potè giurare su Nostro Signore, perché tra tutti gli Angeli è proprio quello che lo simbolizza di più.

 

PROTETTORE DELL’UNITÀ FAMILIARE

E DELLA SESSUALITÀ INTRACONIUGALE

Raffaele è inoltre il grande protettore dell’unità familiare. Invita infatti la famiglia di Tobia a lodare Dio affidando alla medesima alcune regole auree di comportamento al fine di accattivarsi la benevolenza del Signore:

  • “…Non temete; la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli. Quando ero con voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio; lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni. […] Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute…” [Tb 12, 17- 20].

San Raffaele, è il consigliere del buon matrimonio e della corretta vita coniugale. Egli da al giovane Tobia questi salutari consigli:

  • “…Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara e all’infuori di Sara nessun altro figlio o figlia. Tu, come il parente più stretto, hai diritto di sposarla più di qualunque altro uomo e di avere in eredità i beni di suo padre. E’ una ragazza seria, coraggiosa, molto graziosa e suo padre è una brava persona». E aggiunse: «Tu hai il diritto di sposarla. Ascoltami, fratello; io parlerò della fanciulla al padre questa sera, perché la serbi come tua fidanzata. Quando torneremo da Rage, faremo il matrimonio…” [Tb 6,11-13].

Allo stesso Nostro Signore sarà il proclamatore dell’unità indissolubile del nucleo familiare:

  • “…Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto…”[Mc 10,5-9].

Inoltre, S. Raffaele, proclama la giusta sessualità espletata nell’ambito di una famiglia consacrata. Egli disse infatti a Tobia:

  • “…Ascoltami, dunque, o fratello: non preoccuparti di questo demonio e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà data in moglie. Quando però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce e mettine un poco sulla brace degli incensi. L’odore si spanderà, il demonio lo dovrà annusare e fuggirà e non comparirà più intorno a lei. Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia e la sua salvezza. Non temere: essa ti è stata destinata fin dall’eternità. Sarai tu a salvarla. Ti seguirà e penso che da lei avrai figli che saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero». Quando Tobia sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea della stirpe della famiglia di suo padre, l’amò al punto da non saper più distogliere il cuore da lei…”.

Perciò quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto. Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso. L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi.  Ciò posto, Tobia, potè congiungersi carnalmente con la moglie Sara. Da ciò si evince che, è proprio l’Angelo a custodire anche la sacralità dei rapporti sessuali nell’ambito della famiglia consacrata. Sul punto concordava anche l’Apostolo Paolo:

  • “… Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolàtri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio…” [Ef 5,3]

E di poi però rettificava questa sua posizione , nell’ambito del rapporto matrimoniale:

  • “… Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo…” [Ef 5,28-30].

 

 

 

NELLA SIMBOLOGIA DI RAFFAELE È

PRESENTE NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO

È dunque evidente che San Raffaele si presenta come Procurator Christi, suo anticipatore, sul modello di San Giovanni Battista finanche nell’iconografia. Il pesce, infatti, di cui si serve per sanare il padre di Tobi è un potentissimo simboli cristiano o letteralmente un Cristogramma (combinazioni di lettere dell’alfabeto greco o latino che formano una abbreviazione del nome di Gesù)

 

 

Il termine ichthýs è la traslitterazione in caratteri latini della parola in greco antico Ἰχθύς, “pesce“, ed è un simbolo religioso del Cristianesimo. Propriamente, infatti, si definisce ichthýs il simbolo di un pesce stilizzato, formato da due curve che partono da uno stesso punto, a sinistra (la “testa”), e che si incrociano quindi sulla destra (la “coda”). La simbologia cristiana del tempo della persecuzione dei cristiani nell’impero romano (IIV secolo) è molto ricca.  In particolare, l’ichthýs veniva presumibilmente adoperato come segno di riconoscimento: quando un cristiano incontrava uno sconosciuto di cui aveva bisogno di conoscere la lealtà, tracciava nella sabbia uno degli archi che compongono l’ichthýs. Se l’altro completava il segno, i due individui si riconoscevano come seguaci di Cristo e sapevano di potersi fidare l’uno dell’altro. Le comunità cristiane adottarono questo simbolo probabilmente per rievocare il brano evangelico in cui Gesù si rivolge a Simone dicendogli :

  • “ …Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini…” [Lc 5, 10].

 

UNO DEI SETTE

Raffaele, per sua stessa ammissione,  rivelò a Tobia, con somma meraviglia di questi,  di essere :  “uno dei sette Spiriti sempre pronti ad entrare alla presenza della Maestà di Dio”.  È La terza rivelazione sacra che troviamo nella Bibbia, predicata dagli Angeli dopo:

  • La Proclamazione della Regalità di Cristo e di Maria e della loro vittoria sul demonio, di San Michele [Ap 12] e
  • L’incarnazione del Verbo da parte di San Gabriele [ Lc 1] .

 

RAFFAELE, PIETOSO COMPAGNO NEL TRAGITTO TERRENO E PROTOTIPO DELL’ANGELO CUSTODE

Sul modello della protezione elargita al giovane Tobia, Raffaele si propone come modello degli Angelo custode. Le apparizioni di San Raffaele, non sono tantissime, ma sono contraddistinte da tantissima pietà, come egli la ebbe a manifestare al giovinetto Tobia. San Raffaele manifestò la sua potenza e assistenza a Santa Maria Francesca delle cinque piaghe. Si narra a pag. 46 della sua vita [15], che stando la santa vicino alla santa presenza di San Francesco Saverio Bianchi

  • “ …sentendo un odore di paradiso, né domandò a lei con precetto d’ubbidienza la cagione, ed Ella: qui in mezzo a sta S. Raffaele: onde il suddetto Padre si sentì prendere da rispetto altissimo e da grande computazione…”.

Si narra ancora a pag. 90 che la Santa:

  • “… ebbe ancora l’Arcangelo S. Raffaele medico alle sue piaghe , ed amoroso sovvenitore nelle debolezze estreme di sua convalescenza”.

Durante una fase agonica che l’aveva portata quasi vicino alla morte, si narra a pag. 96 che :

  • “…subitamente risvegliatasi dal mortale suo sonno prese con voce chiara e distinta a recitare la terza parte del rosario e tredici Gloria Patri in ringraziamento della Santissima Trinità per l’assistenza che le aveva prestata nella sua agonia l’Arcangelo S. Raffaele…”.

San Raffaele venne  affidato come custode alla suora Donna Gertrude Anglesola, religiosa cistercense e due volte  badessa  del Monastero di Nostra Signora della Zaydia  di Valensia[16]. Ella venerò con singolarissima devozione il suo Angelo custode  :

  • “ …che secondo varie occasioni aveva inteso essere l’Arcangelo San Raffaele, che la Divina Provvidenza, le manifestò di averlo destinato per sua custodia e protezione, affinchè nel pel icoroso viaggio di questo mondo le facesse da guida e fosse il suo fedelissimo compagno…” [pag. 185].

Ella, in altra occasione, mantenne dunque per tutti gli Angeli un particolare culto però singolarmente a San Michele, San Gabriele :

  • “…e San Raffaele  e a quest’ultimo con maggiore specialità , per averle rivelato il Cielo in diverse occasioni di essere questo il suo Angelo Custode…”. [pag. 209].

In particolare durante un particolare episodio , nel mentre subiva un attacco del demonio, sentì il Signore che interiormente le diceva:

  • “… Il demonio teneva molta rabbia e io gli permetto che faccia il suo compito. È confuso per il fatto che una persona ignorante e piccola rispetto a lui che è tanto saggio poteva facilmente ingannarlo. Tutta la sua pretenziosità sta nel terrorizzare molti con le sue finzioni , per catturare la tua anima, e finirti con le sue afflizioni, però come io ti tengo,  percepisce il mio potere e la mia grazia e prova rabbia per non poterti contrastare. In questa caduta voleva provocarti un danno maggiore, ma io  non gliel’ ho più permesso, perché gli permisi solo che tu mi imitassi nelle mie cadute e nei miei dolori, perché tenevi desiderio di quelli, ed io te li concessi a mio piacere  e non al tuo, e patisti quelli più vantaggiosi. La serpe, ti attaccò con più di settemila demoni ma…Mia Madre Santissima e l’Angelo Raffaele, che è il tuo Angelo custode, hanno fermato la loro ira e il loro furore, e ti aiutarono tutti e due…” [Pag. 121].

Altra custodia speciale di San Raffaele fu a beneficio di San Giovanni di Dio , religioso spagnolo di origine portoghese. Qui è inutile risalire a testi più antichi. Don Marcello Stanzione[17] , che ha ben provveduto ad una traduzione accurata in lingua italiana, della circostanza , ci racconta che: “Giovanni Ciudad”  nacque in Portogallo l’8 marzo 1495, ma trascorse la sua giovinezza in Spagna.  Nel 1538 si stabilì a Granada, ove un giorno, un misterioso fanciullo lo soprannominò Giovanni di Dio e così fu sempre chiamato in seguito. Sensibile alla sofferenza degli ammalati, affittò una casa che trasformò in ospedale.  Per curare gli ammalati si mise a fare la questua esclamando: “Fate bene fratelli”. All’inizio faceva tutto da solo, raccomandandosi all’aiuto dell’Arcangelo Raffaele che invocava, non solo come “Medicina di Dio”, ma anche come guida e sostegno. lavati, puliti e sistemati; il pane tagliato, la carne e le verdure cotte, in una parola, tutto nel miglior ordine possibile. Grande fu la sorpresa di Giovanni, quando, nel chiedere agli ammalati il nome di chi aveva fatto tutto ciò, tutti gli risposero che egli stesso l’aveva fatto e nessun altro che lui, perché essi non avevano visto nessun altro lavorare e non avevano ricevuto alcun servizio da qualche estraneo, ma solo da lui stesso. Giovanni si meravigliò, egli credette che essi lo dicessero per prenderlo in giro, ma gli ammalati erano a loro volta meravigliati della sorpresa di Giovanni e tutti confermarono di nuovo l’accaduto. Allora Giovanni esclamò:

  • Dio sia benedetto, miei fratelli, perché in verità, egli ama molto i poveri, perché manda i suoi angeli stessi per servirli”.

Poi aggiunse che san Raffaele gli aveva promesso, poco prima, di assisterlo nel suo ministero e che lo stesso Arcangelo era da Dio incaricato di essere il suo collaboratore nella cura dei malati. Un’altra sera, Giovanni ritornava a casa dopo aver raccolto in città molta beneficenza per i suoi ammalati; all’improvviso s’imbatté in un povero che giaceva sfinito lungo la strada; era quasi notte e non si poteva lasciarlo lì abbandonato.  Senza esitare Giovanni lo prese e se lo caricò sulle spalle cercando però di portare anche la beneficenza ricevuta. Purtroppo poco dopo cadde a terra poiché non riusciva a reggere entrambi i pesi. Fece allora grande rimproveri alla debolezza del suo corpo. Improvvisamente si presentò a lui un giovane dall’aspetto nobile che si offrì di aiutarlo e di condurlo all’ospedale e gli disse:

  • Voi non avete ragione di prendervela con il vostro corpo; perché appesantirlo così? Appoggiatevi a me”.

Giunti all’ospedale il giovane si manifestò nella sua vera natura:

  • Giovanni, io sono l’Arcangelo Raffaele. Dio mi ha incaricato di prendermi cura di te e di tutti quelli che serviranno con te i poveri. Io sono mandato da Lui per aiutarti nella tua caritatevole opera affinché tu sappia bene quanto è gradita al Signore l’opera da te intrapresa, Egli mi ha incaricato di tenere un fedele conto di tutte le tue azioni e di tutte le elemosine fatte. Ed anche io sono incaricato di proteggere e di conservare tutti coloro che favoriranno l’impresa che tu hai assunto in favore dei poveri”.

Detto questo, sparì. Un pomeriggio nel suo ospedale di Granata, all’ora di cena, il Santo si rese conto che il pane non sarebbe stato sufficiente. Pregò Dio e in pochi minuti un giovane si presentò alla porta dell’infermeria. Giovanni riconobbe il suo protettore san Raffaele e disse ai malati: “Coraggio, fratelli, gli Angeli di Dio vengono a servirvi”. L’Arcangelo si avvicinò a Giovanni e con grande confidenza disse:

  • Fratello mio, noi formiamo un solo Ordine, perché ci sono uomini che sotto una povera veste sono uguali agli angeli. Prendete il pane che il cielo vi invia”.

L’Arcangelo scomparve lasciando Giovanni e i suoi poveri pieni di consolazione e di gioia spirituale. Da questo episodio i seguaci di san Giovanni di Dio hanno preso a raffigurare l’arcangelo Raffaele in un modo iconografico che è loro specifico raffigurandolo con una cesta di pane.

 

 

 

 

 

 

 

 

SAN (t’) URIELE ARCANGELO

 

·   Profusore ardente della fiamma del Sacro Cuore di Cristo.

·   Illuminatore dello spirito con la luce della fede in Dio.

·   Solerte ausiliatore nelle conversioni.

·   Forte difensore contro gli assalti del demonio.

·   Spirito silenzioso del claustro donato segretamente da Cristo

 

 

 

Sia il Beato Amadeo da Sylva, che la venerabile Maria Antonia de Jesus Tirado, descrivono Uriele possedere sei ali, e stare innanzi a Dio. Verosimilmente dunque proviene dal Coro dei Serafini.

 

 

Ancor più complessa dunque è la questione di S. Uriele. “Dio è la mia luce“: questo significa Uriele, il nome del quarto Arcangelo.  Uriele, è l’Angelo pseudo – canonico, che ci deriva non dal  Testo Sacro, ma per  per Sacra Tradizione,  per virtù mistica, estatica, profetica e per vis dogmatica teologica e dottrinaria. Il suo nome appariva inequivocabilmente nei cicli di Enoch e nel IV° apocrifo di Esdra come l’Angelo mandato da Dio per rispondere a tutte le domande di quel profeta:

  • Mi rispose un angelo che mi era stato inviato, e che si chiamava Uriele e mi disse: “Con l’animo così turbato per questo mondo, vorresti comprendere i disegni dell’Altissimo?” [IV Esdra 1].

Coevo, dunque sia al Vangelo di Matteo che all’Apocalisse di San Giovanni, il IV° Libro di Esdra, per secoli allegato alle bibbie cattoliche, anche dopo il concilio tridentino, per volere di Papa Sisto V,  godette di tanto successo nella liturgia  per averci tramandato la Santa Preghiera delle Requiem Aeternam.  Uriele Arcangelo inoltre era identificato nei vari scritti apocrifi come uno dei cherubini posti a controllo del paradiso terrestre (Gen 3,24), oppure con l’Angelo che lotta contro Giacobbe (Gen 24), o ancora colui che controlla le porte degli israeliti in Egitto nella strage degli figli primogeniti (Es 12,13). Sono tutti casi nei quali si è voluto identificare in qualche modo l’iniziativa di Dio dando un nome significativo all’Angelo preposto, inviato o che “rappresenta” il Signore stesso. Anche gli scritti pseudoepigrafi neotestamentari lo vedono sempre come grande protagonista assieme agli altri suoi celesti compagni. L’ Epistola degli Apostoli, vede ancora Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele, accompagnare Cristo, nella discesa dei cieli, per incarnarsi.  Secondo Sant’Annibale Maria di Francia, che ne parla in una lettera datata Messina 6/3/1912, :

  • “… Uriele Arcangelo”, (…) è  il quarto dei sette che stanno alla Divina Presenza. La parola Uriele viene da “uror” – brucio – perché quest’Arcangelo è tra i serafini e brucia di un fuoco tutto particolare di Divino Amore. Sarà forse l’Angelo che strappò il cuore alla vostra Santa. Domandategli l’ardente amore a Gesù Sommo Bene, prendetelo in compagnia nella S. Comunione”.

Solo recentemente, con l’apporto fondamentale di Don Marcello Stanzione, siamo riusciti, a risalire a tantissime apparizioni  dell’ “Arcangelo Scomparso” in ambito cattolico che ci hanno permesso la stesura di ben oltre 20 libri solo su di lui. Anche la luce di Dio è importante, e costituisce un carisma che è stato affidato a quest’Angelo che  si avvampa in eterno innanzi alla fiamma ardente del tabernacolo divino. Esso conferisce infatti, la fiamma della fede dei credenti che non si spegne mai. Fuoco e luce, che la Chiesa, sta inevitabilmente perdendo, non pregando più quest’Arcangelo .  Il salmista celebra la luce di Dio in numerosi passi:

  • “… Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto…” [Salmo 4,7]

o

  • “…Guarda, rispondimi, Signore mio Dio, conserva la luce ai miei occhi, perché non mi sorprenda il sonno della morte…” [Salmo 13,4]

ovvero:

  • “…Tu, Signore, sei luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre…” [Salmo 18,29].

Ancor più esplicito il Salmo 27:

  • “… Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?…” [Salmo 27,1],

ed ancora :

  • “…E’ in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce…” [Salmo 36,10],
  • “…Manda la tua verità e la tua luce; siano esse a guidarmi, mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore…” [Salmo 43,3],

più oltre celebra la luce il Salmo  118:

  • “…Dio, il Signore è nostra luce…” [Salmo 118,27]

e  il successivo:

  • “…Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino…”. [Salmo 119,105]

L’acquisizione del nome di Uriele, avvenne come nel caso di San Michele, grazie alla risposta che egli diede a lucifero, che rifiutava di accogliere gli ordini di Dio.  La teologia legata al suo nome è strettamente correlata ai versi del profeta Isaia:

  • Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso!” [Is 14,12 – 15].

Similmente agli altri suoi fratelli, anche Uriele acquisì il proprio nome dalla risposta che diede alle orde di satana. La contestazione: “Risplenda la luce di Dio in te!”, ne designerà di li in avanti l’officio di “Luce di Dio”.  La frase di Uriele è abbastanza ambigua grammaticalmente ma non oscura nel senso. Satana, da stella del vespro è divenuto tenebra. Uriele richiama alla memoria il verso di Isaia 14:12 e lo riadatta a lucifero:

  • “…Risplenda la luce di Dio in te! Come mai si oscurò quella lucentezza, e la lucesi avvolse nelle tenebre? Come mai cadde colui che sorgeva al mattino? Chiedi perdono, o miserabile, umiliati e ritornerà la tua luce!…” [Apocalypsis Nova, Quinta Estasi, Battaglia Angelica, discorso dell’Arcangelo Uriele] .

A Uriele, Nostro Signore ha affidato sia il  sacro ministero di illuminazione divina e  il compito di soffiare  il fuoco dell’amore di Dio nei nostri cuori e tenere ben salda la fiamma della fede.

 

URIELE : AMATO DAI SANTI, MA PERSEGUITATO DAL MAGISTERO COME PADRE PIO

Ma tale Spirito Celeste, apparso numerose volte anche a molte sante personalità  del cattolicesimo, è stato purtroppo oggetto di numerosi fraintendimenti, di malcelati equivoci e di ingiustificate contestazioni che ne hanno, nei secoli, offuscato il cultoAlla luce della pronuncia del  Sinodo Romano II°  del 745 d.c., sotto Papa Zaccaria,  Uriele fu infatti espulso dal consesso dei Santi Cattolici, almeno stando alle cronache, del tempo. Di conseguenza, è stata indefinitamente sottratta  al cattolico la possibilità di invocare nomi propri di Angeli che  non siano quelli di Michele, Gabriele e Raffaele.  Perciò quando nel 1500 S. Uriele apparve a Roma al sacerdote Antonio lo Duca, rivelandogli che Dio aveva concesso l’assenso per la trasformazione delle Terme di Diocleziano, teatro di inenarrabili orrori e sofferenze per tanti cristiani martirizzati in epoca romana, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, non fu minimamente creduto, così come era avvenuto per il Beato Amadeo da Sylva che aveva parlato di quest’Angelo nella sua Apocalittica. Né furono ritenute del pari, degne di considerazione alcuna, le testimonianze che ancor oggi si leggono negli Atti dei Santi,  secondo cui sia Santa Martina, una delle patrone di Roma, che i santi irlandesi Lactino e  Moluano, fossero stati custoditi dal nostro Arcangelo di luce.   Nel XVIII° secolo, il p.  Isidoro Felice de Espinosa, revisore ecclesiastico, non si fece scrupolo alcuno a cancellare a penna il nome di S. Uriele dalle pagine della biografia messicana del Venerabile Antonio Margil de Jesus (1657 – 1726), il c.d. prete volante, vero e proprio San Paolo delle Americhe,  mutilandone dunque per sempre il ricordo e così avvenne anche per altri biografi  che preferirono omettere le sacre apparizioni del nostro contestato Serafino (come avvenuto per la Beata Maria di Gesù di Madrid)  pur di sottrarsi alle condanne dell’inquisizione e di rispettare un principio di stretta ortodossia. Sorte analoga subirono quanti, nei secoli, dichiararono di averlo visto, o di voler approvare il suo culto (non da ultimo Papa Leone X !)  e di tenerlo tra il numero dei Santi Angeli, circostanza questa che costò loro perfino la beatificazione.   Conseguenza di tale accadimento è stata la sottrazione di una delle  personalità  più potenti nonché di uno dei più solerti e indefessi difensori e protettori dell’uomo contro le perverse macchinazioni del demonio, dal generale panorama dei Santi  e l’impossibilità di ricorrere al suo aiuto  onde ricevere il sacro soffio del  fuoco dell’amore di Dio nei nostri cuori; circostanza questa,  resa  più che mai oggi evidente  dalla generale perdita, anche e soprattutto da parte di tanti credenti , del fervore religioso e del rispetto dovuto ai sacramenti della Chiesa.  Ma se questo Angelo rimaneva assopito nella Chiesa, al contrario i suoi Santi hanno faticato a dimenticarlo.  S. Isidoro di Siviglia, nel settimo libro delle sue Etimologie lo riconosceva tra gli Arcangeli perchè:

  • Uriele si interpreta Fuoco di Dio, così come leggiamo di quel  fuoco apparso nel roveto…

e tale sentimento risultò condiviso da Sant’Ambrogio, nel suo trattato sulla Fede all’Imperatore Graziano :

  • “… l’Angelo non è immortale per natura, la sua immortalità è nella volontà del Creatore. Né che tu tragga a precedente, che non muore Gabriele, non muore Raffaele, non muore Uriele …

nonché  con le stesse parole da San Bonaventura nel Centiloquio e da San Bernardino da Siena in un sermone sugli Angeli:

  • Uriele, si interpreta splendore di Dio, visione di Dio, o Fuoco di Dio o Incendio di Dio…“

perchè

  • “ …per il suo ministero siamo illuminati dalla verità e siamo infiammati dalla carità …“.

Ed è pure avvenuto  che sia San Beda nella sua colletta:

  • Uriele sii la mia guardia (..)”,

che San Francesco Borgia nel suo diario spirituale

  • come al solito aggiungi all’ora  (…) 21 Cristo, Matteo e San Uriele”,

ed anche il celebre  dottore della Chiesa Sant’ Alberto Magno, nella sua litania c.d. vicelliana:

  • Padre, degnati di mandare dal cielo anche S. Uriele, che ci infiamma sempre col fuoco del Tuo amore …”,

arrivassero  perfino a invocarne il nome direttamente nelle proprie preghiere. Il Santo Padre LEONE X, addirittura ne approvò il nome, a beneficio dell’ordine francescano nella Messa e nell’Officio dedicati all’Arcangelo Gabriele il giorno 24 marzo di ogni anno, nel Vecchio Rito liturgico, come segue

Messa

  • “… Gli impuri sono mondati, e i mondati sono infiammati da Uriele ardente…” [tratto dalla Sequenza].

Officio di S. Gabriele,

  • “… Uriele rischiari la via perduta …” [tratto dalla dall’Antifona del Benedictus]
  • “… E la sua medicina reca Raffaele, che Uriele dona al gregge sacerdotale…” [tratto dalla dal III Notturno].

Più recentemente, oltre a Sant’Annibale, pure il Beato Bartolo Longo, celebre fondatore del Santuario Mariano della Vergine del Rosario di Pompei,  lo riconosceva :

  • Uriele significa “Fuoco di Dio”, o “Lume di Dio”: – Ignis Dei – perché è l’Angelo che illumina la mente degli uomini, comunicando loro la cognizione di Dio, e ne infiamma i cuori movendoli all’amore di Lui”,

e tale sentimento condivideva  anche San Leonardo Murialdo :

  • “… 7 sono i principali Arcangeli, di cui vedi in Tobia c. XII, 15 e Cornelio a Lapide, (…) Uriele: Luce o Fuoco di Dio = poiché illumina gli uomini con la conoscenza di Dio e l’amore…”.

Inoltre, S. Uriele, risulta tuttora nominato perfino negli Atti dei Santi, (Acta Sanctorum) ,come custode di  Santa Martina:

  • “…Commendasti me magno Angelo Urieli qui omnem exitum meum combussit[ Gennaio, Tomo 1,  1 ]

e   San Lactino o Lactinus abate di Freshford :

  • “…Erat Uriel Angelus semper a Deo deputatus eius custodiae” [Marzo Tomo III , 19] .

Per di più la sua devozione, dal carattere ecumenico,  tracima dagli stretti margini del cattolicesimo per interessare l’intero mondo cristiano nel suo complesso, tanto che, non solo i greco ortodossi, ma anche la chiesa Copta ed Etiope lo venera espressamente , e il Canone Universale Etiopico ne fa menzione nel rituale di benedizione:

  • “… Custodiscili nella retta fede e nella gloria inogni tempo, … per le preghiere dei maggiori Angeli Splendenti, Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele e dei quattro animali privi di carne”.

Nel V° secolo Uriele Arcangelo fu rinvenuto nel sepolcro di Maria moglie dell’imperatore Onorio, in uno scavo archeologico in Vaticano, come riporta sul punto Giovanni Battista de Rossi, nel Bullettino di Archeologia Cristiana”, a pag. 54. La medesima scoperta è ampiamente narrata dal teologo e storico ecclesiastico Francesco Cancellieri nel suo “De Secretariis Basilicae Vaticanae”, il quale meglio precisa che:

  • “…il sepolcro, nel quale era chiuso un sì ricco mondo muliebre, fosse di Maria figliuola di Stilicone e di Serena, sorella di Termanzia e di Eucherio e moglie di Onorio imperatore si conobbe dalle lettere scritte in alcuni di cotesti preziosi monili. Oltre i nomi degli angeli MICHAEL, GABRIEL, RAPHAEL, VRIEL graffiti in una laminetta d’oro, nell’ ago discriminale da un lato era scritto: Domina Nostra Maria , dall’altro Domino Nostro Honorio, o piuttosto DOMINVS NOSTER HONORIVS, come il confronto delle due relazioni di Lucio Fauno, l’una Ialina l’altra italiana, mi suggerisce”.

Nel 1471, al frate francescano Amadeo da Sylva, apparvero i 7 Angeli del Trono, tra cui anche S. Uriele, il quale , come descritto nella sua Apocalittica, assieme a Michele, Gabriele e Raffaele, non cessa di procurare la Salvezza.

Nel 1516, il sacerdote siciliano Antonio lo Duca,  rinverrà a Palermo una antichissima icona con i nomi degli Angeli del Trono, tra cui Uriele (con motto “Fortiis Socius”), nella vetusta Chiesa di Sant’Angelo al Cassero, un tempo esistente vicino la nota cattedrale. Pervenuto a Roma nell’intento di edificare un tempio dedicato ai Sette Divini Assistenti, sarà tratto in estasi mistica proprio da S. Uriele, che gli comunicherà il divino assenso alla futura edificazione della basilica di Santa Maria degi Angeli e dei Martiri, in Piazza Esedra (qui poi venerato con il motto “Flammescat Igne Caritas”) .

A cavallo tra il 1600 sec. e il 1700  S. Uriele, riceve mandato da Nostro Signore Gesù Cristo di estendere il suo mistico protettorato lungo diverse regioni,  come risulta da diverse biografie di sorelle, spagnole (per la maggior parte), francesi, messicane e italiane offerto  come loro custode in più di una occasione. Abbiamo rinvenuto i seguenti protettorati:

Spagna

  • Beata Marianna di Gesù Navarro, di Madrid
  • Venerabile, Suor Maria Antonia di Jesus Tirado di Jerez de la Frontera;
  • Suor Maria di San Francesco (Stigm.) della Diocesi di Placensia – Spagna;
  • Suor Anna di San  Giuseppe – una delle figlie spirituale di Santa Teresa di Segovia;
  • Suor Marianna di Santa Chiara  del  Monastero  dell’Incarnazione di Murcia , diocesi di Cartagena;
  • Suor Bianca di Gesù del Monastero dell’Olleria di Valensia

Italia:

  • Servo di Dio Giovan Vincenzo Ferreri di Palermo;

Messico

  • Suor Antonia de la Madre de Dios, di Oaxaca;

Francia

  • Suor Ienne Marie de la Presentation (al secolo Giovanna di cambry) , di Tournay e Lille;

tutti  sorti, quasi nello stesso periodo.

 

URIELE: PRINCIPE DEL CORO SERAFICO

È la Venerabile Maria Antonia de Jesus Tirado, che nelle sue estasi ci descrive che aspetto abbia Uriele.  Traiamo ciò dal testo di José Luis Repetto Betes, “Biografia y escritos de Maria Antonia de Jesus Tirado fundadora del Beaterio Jerezano del Santisimo Sacramento (1740-1810) publicacion del Centro de Estudios Históricos Jerezanos, Jerez de la Frontera 1980” , alla parte terza del libro, al giorno 6.  Dice qui la venerabile: “

  • “… Quando andai a mangiare vidi l’Angelo San Uriele, che è molto bello e tiene sei ali, e mi disse: “ Guarda che bello sono! Non vuoi  essere mia devota? Non mi vuoi,  figlia mia?  Vengo a stare accanto a te mentre mangi, perché il diavolo adesso vuole lottare molto con te!…”.

Tale visione trova conferma nelle estasi del beato Amadeo da Sylva. Difatti, proprio all’inizio della settima estasi che ha ad argomento la Trinità Divina, Amadeo viene rapito in cielo davanti al Trono di Dio assistendo ad uno spettacolo davvero singolare:

  • “L’Ottava della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, mentre pregavo ferventemente il Mio Signore nella mia grotta, fui rapito nuovamente in spirito e vidi il Signore che sedeva sopra un Trono eccelso ed elevato e vedevo nel medesimo luogo tre Persone, cioè il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, in modo che il Padre non teneva il Figlio al centro o in grembo, né a destra, nè a sinistra, ma dove c’era il Padre, lì c’era anche il Figlio e lo Spirito Santo: essi stavano li contemporaneamente …Ed inoltre, due Serafini erano nel cerchio del Trono ed avevano sei ali l’uno e sei ali l’altro, e due di queste ricoprivano il loro viso e due i loro piedi, mentre con le ultime due volavano [Is 6,1-3] e con voce potente gridavano: “Santo Santo Santo, il Signore Dio degli Eserciti”. Ed erano quei due Serafini, Uriele e Barachiele…” [Apocalypsis Nova, Settima Estasi, inizio] .

Da ciò si trae la conferma che Uriele, appartenga al Coro Serafico, e che pertanto si trovasse, già prima della guerra celeste, a diretto contatto con Dio.

 

URIELE COMBATTE SATANA E IL CRUDELE DEMONE “EXIGONE”, SPIRITO DI IDOLATRIA E MALEFICI

Nella quinta estasi della sua Apocalittica, il Beato Amadeo, tratto in estasi sente intonare questo canto meraviglioso, dal Coro delle anime Beate e degli Angeli Santi:

  • “…Beatissimo è quell’Uomo, che tu Dio hai assunto Dopo di Lui c’è la tua Genitrice, dopo di Lei ci sono i Sette Angeli[18]… Benediciamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, lodiamoLo e glorifichiamoLo nei secoli. Benedetti siano tutti gli Spiriti Celesti che rimasero obbedienti alla Santa Trinità; Benedetto sia il principe Michele, primo tra tutte le creature che con il fortissimo Gabriele scagliò nell’inferno tutti i nostri avversari; e benedetto sia lo stesso Gabriele con Raffaele e Uriele, che continuamente non cessano di procurare la nostra salvezza…” [Apocalypsis Nova, Quinta Estasi, Incipit].

 Accanto a questa immagine troviamo poi l’antifona che Antonio lo Duca, scrisse a beneficio della devozione liturgica dell’Arcangelo Uriele, rinvenuto nella celebre “Tabula Palermitana” con il titolo di “fortiis socius”, ovvero forte compagno nelle avversità, e che è il seguente:

  • O Uriele , fulgore della divina Maestà  e fortezza dell’invitta potestà , o fiamma della carità avvampata , illumina le nostre menti, affinchè non siamo indotti nella tentazione. Umilmente ti preghiamo che ti degni di difenderci con la spada della tua potestà.
  • – O Dio  il quale per l’incomparabile tua clemenza hai condotto il divino Uriele ministro della tua illuminazione ardente d’ineffabile carità, e dei tuoi fedeli difensore vigilante, che scaccia le tentazioni del demonio , ti preghiamo, che ci faccia ottenere la grazia , che noi, i quali ricorriamo alla difesa di tanto splendore ( discacciate le tenebre della mente nostra ) conosciamo quelle cose , le quali sono a noi salvifiche , e che in tutto fuggiamo l’insidie segrete del demonio”.[19].

Come il lettore può vedere, il sac. Antonio lo Duca, invocava Uriele anche per “difenderci con la spada della tua potestà” . Invocava come forte difensore Uriele, anche San Beda, che supplicandolo dopo Michele, Gabriele e Raffaele, lo pregava direttamente come “protettore”. Uno degli offici, di Uriele, è proprio quello di essere concesso per difesa contro il demonio. La potestà è diametralmente opposta a quella di San Michele, chiamato invece per scacciare il principe delle tenebre. Alcune apparizioni fanno emergere questa tutela.  Lo si percepisce negli Acta Sanctorum (Atti dei Santi) in cui Uriele venne invocato da Santa Martina per combattere satana e il suo satellite, il crudele diavolo exigone (lett: colui che viene espulso) che dimorava nel simulacro di Apollo:

  • E subito il demonio, che abitava nell’idolo di Apollo, rivoltandosi nella polvere dell’idolo, in presenza di moltissimi uomini e donne e sgomentatosi nelle cose che erano avvenute, cominciò ad urlare a voce alta, dicendo: “O Forte Vergine Martina, ancella del grande Dio che è nei Cieli, che custodisci i suoi precetti e mi hai spogliato del mio abitacolo e mi hai mostrato deforme: ho abitato infatti in esso novantotto anni. Sotto Cesare Augusto trentotto anni e sotto Antonino anni quarantacinque e sotto Alessandro che a te mi ha condotto in perdizione nel sacrificio degli idoli, ho trascorso quindici anni. Molti dei Santi che hanno sopportato passione e martirio, in nessun modo mi resero manifesto fino ad ora, essendo in grande autorità e avendo sotto di me quattrocentosettantadue cattivissimi spiriti. Comandavo infatti su di loro e ognuno di loro offriva quotidianamente settanta anime di uomini. E il principe di questi, exsigon che è ordinato sopra gli adulteri e i malefici, mi offriva trentasei anime di uomini che avevo sotto il mio potere. Tu invece mi hai scacciato, rivelandomi, perseguitandomi e assegnandomi al Fuoco dell’Inferno. Non trovo luogo verso il quale andarmene. Mi hai consegnato al Grande Angelo Uriele, che ha completamente bruciato ogni mia via di uscita. O Alessandro nemico dei Cristiani, hai trovato una anima Santa, che per mezzo della quale mi scacceresti, affinché il tuo impero cadesse in grande turpitudine!”. E queste cose diceva il Demonio con voce alta e con grande lamento, stridendo e urlando per l’aria. Dove in vero si dirigeva, si vedevano le tenebre e tutti coloro che osservavano, di molto più a lungo costernati furono colmati dall’incertezza…“ [20].

San Uriele,  si mostra come fortissimo protettore anche di suor Maria di San Francesco di Placensia, una suora spagnola rimasta semi sconosciuta, la quale pregava sovente il Signore, con molte lacrime, per il soccorso divino. Ma un giorno, sentendo in lei accrescersi l’oppressione diabolica, che, con immagini a volta terribili e a volte impudiche e vergognose le ostacolava la comunione,  al culmine di tale tribolazione, si gettò innanzi al SS.mo Sacramento, chiedendo l’aiuto di Dio, quando :

  • “…sentì come se usciva dal Santissimo Sacramento,questa voce: qui sta Uriele, che ti difenda !…

recuperando  il respiro, le forze e  la speranza della divina clemenza [21]

Questo Angelo verosimilmente divenne il suo Custode e, come fortezza e compagno del Signore, la difendeva dai duri assalti del nemico  e come fuoco ardente di Dio  la incendiava nel maggior amore della sua Maestà  e del prossimo, perché fu tutta la sua vita un perfetto compito  nel servizio degli invalidi e degli infermi . Una grande difesa San Uriele la espletò a beneficio della Venerabile Maria Antonia de Jesus Tirado  (1740- 1810) di Jerez de la Frontera in Spagna, fondatrice del Beaterio Jerezano del Santísimo Sacramento, in odore di beatificazione, la quale godette di diversi colloqui con Uriele, tutti riportati nel suo Diario Spirituale. Durante uno di questi,  in particolare ella annota:

  • “…Così come tornai a casa mia, un Angelo venne a sedersi accanto a me e mi disse: “Guardami se sono bello!”. Gli domandai come si chiamava e mi disse che si chiamava Uriele e che lo pregassi e sempre sarebbe stato in mia compagnia e difesa e che era gradimento di Dio che divenissi sua devota. Io gettai il rosario contro di lui ed egli si mise a ridere e mi disse: “Non sono il diavolo, non temere, che ciò è vero!” (…) Durante la notte, quando mi misi a pregare, il diavolo stava tutto impegnato a non darmi un attimo di respiro… fino a quando venne l’Angelo di cui ho parlato, San Uriele, e scacciò via tutti e rimase li finchè non terminò la preghiera”.

 

URIELE SOFFIA IL FUOCO DELL’AMORE DI DIO

SUL CUORE DEGLI UOMINI

È la frase che proferì il Venerabile Antonio Margil ad una donna molto spirituale, e che è stata riportata nelle biografie e nelle cause di canonizzazione del venerabile Padre:

  • Sai, che il mio angelo custode, è S. Uriele, il fuoco di Dio, che il Signore, lo invia a soffiare il fuoco dell’amore divino sul mio cuore?[22] .

Ed effettivamente, Uriele si è mostrato possedere questa grande fiamma di divina illuminazione e di carità.  La  dignità di San Uriele, viene manifestata anche nella vita del servo di Dio Giovan  Vincenzo Ferreri.  Durante una notte, il Signore gli disse infatti queste parole, alludendo ad Uriele:

  • “…Intendimi o Giovan Vincenzo, tu sei eletto da Gesù Cristo, quando era in croce e disse Sitio. E sei una colonna di S. Chiesa, ed un ornamento di lei per gli meriti della sua Santissima Passione, ed umiliati per ricevere l’Angelo Uriel!”. Gli disse anco che questo era l’Angelo di S. Maria Maddalena, che era Carità di Dio, che solea scaldare il petto, e dar ispirazioni e aiuti, per convertire le genti…”.

La nobiltà di Uriele sta nella circostanza che l’Angelo custode del servo di Dio, di nome Fatuel (Ebr. Porta di Dio[23]) subordinato gerarchicamente a San Uriele, nel cedergli il lato destro, “facendo diversi complimenti ed ossequi verso il Quarto Arcangelo”, cominciò a recitare una piccola e cerimoniosa orazione proprio nel mentre Giovan Vincenzo Ferreri riceveva S. Uriele, con parole così meravigliose che il servo di Dio non poté non gioirne. La potenza Ardente di Uriele si manifesta lungo l’itinerario mistico del Sacro Cuore di Gesù. In primo luogo lo troviamo nella memoria della mistica, Ienne Marie De La Presentation, al secolo (Giovanna de Cambry).  Giovanna fu una mistica e riformatrice agostiniana . Monaca in Tournai (Francia), superiora in Menin, ed infine reclusa e morta in concetto di santità a Sant’- Andre – les – Lille. Ebbe fin dall’infanzia visioni ed estasi, lasciò scritti spirituali in 6 trattati, nei quali viene tracciato il mistico itinerario dell’anima dall’amore di sé all’amore di Dio. Tra le più famose Visioni quelle del Sacro Cuore di Gesù e del suo Amore ardente che a quanto pare avrebbero ispirato Santa Maria Margherita de Alacoque. Il Trattato della rovina dell’amor proprio (1623) e la Fiaccola Mistica (1631) seguiti  dalla sua vita (1659), pubblicata dal canonico Pierre di Cambry, costituirono infatti una proto –  dottrina del sacro Cuore. Si legge nella sua biografia[24] che:

  • “ …Il 19 (1627 n.d.a) , dopo aver ricevuto la Santa Ostia dalla mano del suo pastore (la quale entra nel suo povero corpo da sola, senza altrimenti inghiottirla, come al solito) Dio fece conoscere il nome  dell’ Angelo Custode del Direttore che era Uriele, cioè la   chiarezza di Dio  , e come quello, nella stessa giornata si allontanò  per i campi,  fuori dalla città di Lilla, ella si mise a pregare il suddetto Angelo, di custodire  il suo protetto lungo quel cammino e che tramite la sua chiarezza e luce, volesse illuminarlo fisicamente e spiritualmente, preservandolo dal buio e dell’aria cattiva, e illuminarlo fortemente nell’ intimo, in modo che potesse raggiungere la chiarezza, per cui Dio lo aveva predestinato e infine la gloria eterna…”.

La fiamma viva di Uriele continuò a espandersi durante i secoli. Lo si legge soprattutto nella vita della suora Bianca di Gesù della Olleria di Valensia e di Anna di San Giuseppe di Segovia, incendiando entrambe al fuoco dell’amore di Dio. La prima fu originaria di Alicante. Il Signore, le concesse molti e grandi favori che lei procurò sempre di nascondere, data la sua profonda umiltà, e così il biografo, dice, di voler riferire soltanto quelli che la madre non fu capace di celare. Restando un giorno in orazione, la vigilia della nascita del Nostro Redentore, Gesù, fu tratta in estasi, ed il Signore le manifestò la Maestà  e la grandezza con la quale, scese dal Cielo sulla Terra, con tutti gli altri misteri che accaddero quella notte.

  • “…In un’altra occasione la trasse in rapimento in presenza di un’altra religiosa chiamata, Augustina de las Llagas: stette questa religiosa per molto tempo sperando che finisse questa estasi, e tornata in sè la Madre Bianca, la pregò con grandi suppliche , di sapere cosa fosse quello che aveva avuto… le rispose con profondissima umiltà che il Signore si era degnato di trarla in estasi e che durante la stessa, le manifestò l’Angelo Uriele[25] , e le disse che era uno di quelli che assistevano la Santa Madre Teresa di Gesù  e che quello  assegnò il Signore per la custodia, e la difesa della detta Madre Bianca…”.

Della monaca Anna di San Giuseppe, ce ne narra una piccola biografia[26],  Il testo spagnolo dei resoconti delle figlie spirituali di Santa Teresa si sofferma su questa sola circostanza ma molto significativa, ove si dice che il Signore Gesù  le mostrò molte volte  l’Angelo custode, che le era stato assegnato, e un altro più speciale che le fu concesso per i compiti di priora ovvero per speciale provvidenza divina e amore dell’Altissimo, che l’aveva eletta per Sé:

  • In questo cammino di fuoco, attraverso il quale Dio volle sempre portare quest’anima, affinché divenisse come un incendio e come asta delle fiamme della sua stessa purezza …Ogni volta che vedeva il suo Angelo, era dentro meravigliose e splendenti fiamme, comunicava con lui familiarmente e la serva di Dio riceveva dallo stesso, importantissime notizie, e supreme fiammate del divino amore. Le diede il desiderio di sapere il nome del suo Angelo Custode, e il Signore glielo rivelò, dicendole che si chiamava Uriele” .

 

URIELE il DIFENSORE  SILENZIOSO  DEL  CLAUSTRO,  CONCESSO SEGRETAMENTE DA GESU’

Il nome dell’Arcangelo Uriele viene poi favorito in particolari contesti di preghiera, nei «beateri» o nei conventi claustrali. Fu il Signore stesso a rivelarlo sia alla Beata Marianna di Gesù Navarro[27], che alle suore claustrali Marianna di Gesù di Villa de Mula[28] , e  Antonia de Jesus di Oaxaca[29],  durante particolari colloqui, che ci risultano dalle documentazioni che presentiamo in nota.

Nel primo caso il Santoral Espanol, sulla Beata Marianna di Gesù di Madrid ci informa che:

  • “…l’Onnipotente l’aveva scelta affinché abitasse nel tabernacolo della sua sovrana protezione, destinando la sua tutela e custodia all’ Arcangelo Uriele, come subito fu rivelato a Marianna di Gesù, nei frequenti colloqui che ebbe con il Signore nel corso della sua vita…”.

Per Marianna di Santa Chiara di Mula, per la quale  abbiamo scoperto moltissimi colloqui mistici con S. Uriele, in queste documentazioni si riferisce che:

  • “…Il Signore, le concesse che assistessero alla sua persona, oltre agli Angeli che teneva come religiosa e prelata, altri due custodi, e uno di quelli era il Grande Arcangelo San Uriele…”.

Per Antonia di Jesus, la rinvenuta documentazione si limita a Dire che:

  • … stando un giorno strattissimamente unita a Dio nella preghiera, si ridestarono in lei con un maggiore fervore che prima i medesimi desideri, e restando passivamente, sentì nello stesso tempo, che parlando il Suo Amato nel suo inerteriore le disse: “URIELE” facendole comprendere , che la sua protezione era tenuta in conto di questo Angelo.

Tutta questa spritualità rimane avvolta nel silenzio dei secoli. Cristo , Nostro Signore, la sussurra alle sue spose, concedendole nientemeno che il quarto dei Sette Spiriti, colui che infiamma i cuori del suo divino amore.

Fra il IV e il VII secolo anche in Irlanda si è dato origine ad un monachesimo che ha costituito uno dei fenomeni più complessi e ricchi fra quanti ne sono fioriti nel continente.  Proprio in quest’ambito sociale, culturale e politico, di instaurazione della nuova dottrina cristiana, le fonti sacre, e specialmente gli Atti dei Santi narrano la storia della diffusione del Regno di Dio, grazie ad Uriele, il quale, illumina ben 3 personaggi sacri del tempo, e cioè San Moluano (detto Molua), San Lactino (detto anche Lactain o Lactali) ed infine San Comgallo (detto Comgall), personaggi di straordinaria levatura morale e ascetica, rimasti del tutto sconosciuti. Secondo il racconto, mentre San Moluano viveva sotto la disciplina di San Comgallo, a Bangor, l’Angelo Uriele gli apparve predicendogli la nascita di Lactino — dopo un intervallo di quindici anni — che doveva essere il suo futuro amico e compagno. Nel quindicesimo anno di età di S. Lactino, il suo Angelo Custode, S. Uriele lo avvertì che egli sarebbe dovuto andare a Bangor, dove il grande abate, San Comgallo, aveva appena iniziato la sua regola religiosa. San Comgallo dopo averlo ricevuto nominò San Moluano suo maestro con il quale rimase fino al trentesimo anno di età. Tutte queste conoscenze sono descritte in Acta Sanctorum Di Bollandus, Tomo III°  Martii /De S.Lactino Abate In Hibernia, XIX Martii pag. 31 e ss capitolo  I – 6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Qui dignitate et honoribus caeteris omnibus est praelatus, etiam supremis Spiritibus

[2] Maxima et prima Stella Angelici splendoris, presso Baronio

[3] Summus Sedis Sanctissimae Trinitatis Minister (presso Alcuino)

[4] In Waitz, Georg: Monumenta Germaniae historica / Scriptores / 3, Scriptores rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI – IX, pag. 541 e ss

[5] Il testo della testimonianza è peraltro riportato pedissequamente in  “Bonaventura da Sorrento, Michael, Edizioni Michael.

[6] Apparizione di S. Michele sul Gargano a S. Errico lo zoppo pgg 179/181

[7] Probabilmente si trova a Napoli, in una delle biblioteche apostoliche di vari ordini monastici. Sarebbe necessaria un’attenta ricerca, che almeno al momento non possiamo svolgere atteso che, qualche decennio fa vi fu una sistemazione di tutte queste pergamene, in vari enti partenopei, e dunque l’opera di individuazione precisa della stessa appare allo stato molto ardua. Tutto questo avvenimento  infatti, lo rivelò S. Errico la mattina seguente ai Sacerdoti del Tempio di S. Michele, ed è costante tradizione nella Città del Gargano, ed in tutta la Diocesi di Siponto.

[8]l’apparizione è riportata completamente nel sito :  http://www.archimadrid.es/damedebeber/sanmiguel.htm   in lingua spagnola

[9] Nel 1455 a Navalagamella, presso Madrid, il pastore Miguel Sánchez pascolava il suo gregge di pecore quando gli apparve san Michele e gli disse: Non temere, io sono uno dei sette spiriti che fanno assistenza alla presenza di Dio, dal quale sono inviato per dirti che è  sua volontà che in questo luogo si costruisca un eremo in onore a san Michele e ai suoi angeli. Il pastore chiese che il messaggio venisse affidato a qualcun altro, perché lui, essendo così poco importante, non sarebbe stato creduto. Ma san Michele gli disse: Racconta tutto al tuo padrone e io farò in modo che ti credano. Tuttavia, per paura, l’uomo non volle parlare e un giorno, svegliandosi, si trovò incapace di camminare. Allora capì che doveva parlare ed andò dal suo padrone, don Pedro Garcia de Ayuso. Questi gli credette e fece celebrare una messa in onore di san Michele e il pastore guarì. Così sorse il tempio di San Miguel de Navalagamella

[10] “Miguel no temas, yo soy uno de los siete Espíritus, que asistimos en la presencia de Dios, de quien soy enviado para decirte como es voluntad Divina, y de su agrado, que en este sitio se funde una Ermita a honor y memoria de San Miguel y sus Ángeles, y una Cofradía de su nombre, a mayor Gloria de Dios, y culto de sus Angélicos Mensajeros; y así luego vete a decirlo en el Pueblo vecino”

[11] Yo soy San Miguel Arcángel y he venido a decirte que es voluntad de Dios y mía que le digas a los habitantes de esta villa y de sus alrededores que en la barranca compuesta de dos montañas y frente a este lugar encontrarán una fuente milagrosa de agua que sanará todas las enfermedades. Está debajo de un gran peñasco. No dudes lo que te digo y no olvides lo que te mando hacer , tratto da

http://www.corazones.org/lugares/latino_a/mexico/san_miguel_mil/miguel_milagro.htm

[12] http://www.fmboschetto.it/religione/libri_storici/Tobia.htm

[13] L’Egitto era considerato all’estremità meridionale del mondo conosciuto, così come la Media era all’estremità nordorientale: come dire che Raffaele incatena il demonio agli antipodi del luogo dove si trovano Tobia e Sara, per renderlo definitivamente inoffensivo.

[14] (Mt 4, 1); e in Mt 12, 43 si ribadisce: “Quando lo spirito immondo esce da un uomo, se ne va per luoghi aridi cercando sollievo, ma non ne trova”.

[15] Enrardo Laviosa, Vta di Santa Maria Francesca delle cinque piaghe di Gesù Cristo, Roma 1866, pag. 46

[16] Libro Vida, virtudes, y prodigios de la venerable Señora Doña Gertrudis Anglesola, religiosa Cisterciense, y dos vezes Abadesa en el Monasterio de N. Sra. de Gratia Dei, vulgo, de la Zaydia, en la Ciudad de Valencia, 1743

[17] http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org/content/view/1644/129/lang,it/

[18] Ancora una volta è ripresentata in sintesi la Gerarchia celeste indicata nella Prima Estasi: Tutti noi Angeli e voi Uomini, siamo concittadini della stessa patria, sebbene non tutti gli Uomini siano maggiori di ogni Angelo, né tutti gli Angeli siano maggiori di ogni Uomo. Ebbene alcuni del vostro genere sono maggiori di ogni Angelo, come quel Re fatto Uomo e la Regina Sua Madre. Alcuni del vostro genere, dei quali si dice:vidi una grande folla che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue Apocalisse [7:9-10 ],sono minori di ogni Angelo. Altri sono frammisti con noi: “Siamo i Sette Angeli che veneriamo la Genitrice del Nostro Dio. Superiamo tutti gli altri del vostro genere”. Questa gerarchia di Beatitudine è dunque da ascrivere alla fruizione e visione di Dio, che con privilegio spetta a Maria, e ai Sette Arcangeli, nonché successivamente nella quarta estasi: Chi dunque vede Dio, vede la Sua infinitezza, sebbene la visione e la fruizione di uno sia più intensa e maggiore di quella dell’ altro. Alcuni degli Angeli sono più beati di alcuni uomini e alcuni uomini (lo sono più di ogni Angelo, come il Verbo fatto Uomo e la Sua Genitrice. Dopo c’è Michele, poi Io con gli Altri Angeli Principi che Lo Assistono, dopo noi Sette, c’è Giovanni Battista, Pietro con Giovanni Evangelista, Paolo, Andrea, con gli altri Apostoli”.

[19] Antonio lo Duca, Septem Principibus Angelorum orazione cum antiquis imaginibus,

[20] Acta Sanctorum, Tomo I Gennaio De Sancta Martina Virgine Romana Martire pag. 11 e ss.

[21] Rev. P.  Fr. Juan Alvin, Vida de la Venerable Sierva de Dios Maria de San Francisco, llamada comunemente la Rozas profesa de la Orden Terera de N.P.S. Francisco, 1682 Madrid,pag. 388 e ss.

[22] El Peregrino septentrional atlante : delineado en la exemplarissima vida del venerable padre Fr. Antonio Margil de Jesus”, edizione del Messico – 1737 (Il veloce pellegrino settentrinionale. Delineando la esemplarissima vita del venerabile padre f. Antonio Margil di Gesù), la più importanante biografia sull’operato del Venerabile, di cui riportiamo la  riproduzione digitale integrale delle Pagg. 426 e 427 della prima edizione del Libro, l’unica che non risulta poi censurata dal revisore Espinosa.

[23] Il nome in questione appartiene ad un personaggio biblico e viene così tradotto da Giacomo Bosio, in La trionfante e gloriosa Croce, libro 4 pag. 398

[24] P. de Cambry, Abrégé de la vie de dame Jenne de Cambry, premièrement religieuse de l’ordre de S.-Augustin à Tournay, et depuis Soeur Jeanne-Marie de la Présentation, recluse lez Lille, Anvers 1659

[25] fr. Fayme Jorda, Historia della Corona de Aragon de la sagrata orden de los ermitanos,  de nuestro gran padre Sant’ Augustin, compuesta de quatro reynos, Valencia, Aragon, Catalunnya y Menorca,Cap XVII:  Vida del la Madre Blanca de Jesus, 1712 Valencia, pag. 666 e ss

[26] Francisco de Santa Maria,Reforma de los descalços de N. Senora del Carmen de la primitiva observancia, tomo sexto  vol. XXIII, empieza la vida de la extatica madre Ana de San Joseph, hasta professar en Segovia, pagg. 119 e ss

[27] come si legge in Eustaquio de Nenclares, “Santoral Espanol: Coleccion de biografias de todos los Santos nacidos en Espana. Arreglado por meses en forma de ano cristiano”, Madrid 1864, pag. 457 e ss

[28] Angel de Molina y Castro, Cronica del religioso, observantisimo real monasterio de maria santisima de la encarnacion, religiosas franciscas descalzas de la primera regla de Villa de Mula, diocesi de Cartagena, reyno de Murcia Tomo II, 1777-1779, Capitolo XXIV e Pablo Manuel Ortega, Máravillosa vida y feliz muerte de la venerable madre sor mariana de Santa Clara , y ilustrissima fundadora del real monasterio de la encarnación , religiosas de la primera regla de Santa Clara, de la Villa de Mula. Murcia 1736

[29] tratta da Joseph Sánchez de Castro “Vida de la V.M. Sor Antonia de la Madre de Dios, religiosa agustina recoleta y fundadora del colegio de Santa Mónica de la Puebla de los Angeles y después en el de Nta. Sra. de la Soledad en la ciudad de Antequera, valle de Oaxaca. Mexico” , Imprenta de J. B.de Hogal, 1747

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