Intervista alla Politica

 

 

Avrei voluto precisarle che sono ancora indeciso, anche se ho una naturale vocazione verso ogni ipotesi di cambiamento! Perciò, provai ad approfondire: Quindi Lei non approva del tutto la riforma ma la voterà?
“Io sono contraria a quella forma di democrazia diretta che è il referendum! Non si può affidare ad un Si o ad un No la decisione su questioni così importanti. Personalmente, ho un diverso concetto di “comunità”. Il voto è solo l’estremo rimedio all’incapacità di trovare una soluzione condivisa: ovunque, in un’assemblea condominiale, come nelle decisioni di un’associazione o, addirittura, di un consiglio comunale!              Le scelte dovrebbero nascere dal dialogo, dal confronto, dalla capacità di persuasione e dalla ricerca del consenso più ampio possibile. Sta qui la ragione (starei per dire il segreto) della buona prassi politica!”.
Ma questo è un sogno: solo un ingenuo (o un presuntuoso) può illudersi di riuscire a convincere tutti, amici ed avversari.
“Invece si sbaglia! Se tutti gli interlocutori fossero in buona fede, se nessuno volesse prevaricare o ingannare gli altri e se l’obiettivo vero fosse, per tutti, il perseguimento del Bene Comune, un’intesa sarebbe sempre possibile. Provi a riflettere e si accorgerà che, spesso, le posizioni contrastanti non sono giustificate dalla ricerca del bene di tutti ma solo dalla necessità di tutelare gli interessi di pochi in danno di altri. Così nascono scontri e lotte: che sono, peraltro, alimentate dalla voglia di prestigio personale che accompagna l’impegno politico e dalla necessità di prevalere sugli avversari al momento delle competizioni elettorali”.
Non mi convince: posso dirle che non ho conosciuto consesso politico nel quale non vi siano state contrapposizioni ferme, spesso originate da una diversa concezione della vita o della comunità.
“Una vera comunità non può che avere un identico obiettivo! Certo, vi possono essere diversi modi per raggiungerlo, ma se l’obiettivo è lo stesso non vedo difficoltà a trovare un’intesa, dopo un dialogo ed un confronto onesto e leale.”
Vuole dire che la nostra non è una vera comunità? Che siamo impreparati ad un comune sentire, che non riusciamo ad aprirci agli altri, ad accettare il confronto o le diversità?
“Mi permetto di ricordarle quello che Papa Francesco disse, un anno fa a Firenze, ai cattolici italiani per sollecitarli a costruire un nuovo umanesimo: “I tratti essenziali dell’Umanesimo cristiano sono quelli dei “sentimenti di Cristo”: l’umiltà, il disinteresse e le beatitudini”! Ecco, se tutti i dirigenti politici si lasciassero guidare, nelle loro scelte, almeno dall’umiltà e dal disinteresse, sarebbe facile costruire una comunità sociale e politica, non attaccabile né corruttibile dai vizi del mondo. La comunità si aprirebbe “agli estranei ed ai diversi” che diventerebbero un’opportunità, una ricchezza e non un problema!
Ma  non tutti sono disposti ad accettare i suggerimenti del Santo Padre. Pensi ai politici corrotti, messi all’indice dal Papa, o a quelli che, addirittura,  lo attaccano per i suoi appelli a favore dei migranti.
“Di questo dobbiamo essere preoccupati: dei sentimenti di chiusura, di isolamento e addirittura di razzismo che alcuni provano a seminare nel cuore delle persone! Perciò, la comunità politica (coadiuvata dalle Agenzie formative), dovrebbe promuovere una vera e propria campagna di “educazione ai sentimenti”: per sconfiggere idee, proposte e scelte assolutamente pericolose. Anche così si può cambiare il mondo: si farebbe buona politica e si otterrebbero grandi risultati!”
E Lei crede che questo sia possibile nel momento storico attuale? Non vede che l’errore più grande  dei politici della mia generazione è stato quello di “rubare il futuro” ai giovani, che vivono il mondo come una minaccia e non come una speranza?
“E’ per questo che le ho citato Papa Francesco! E’ anticipando queste sue preoccupazioni che le ho confidato la mia fiducia nei 5Stelle ( l’umiltà, il disinteresse e la lotta al carrierismo sono state le loro qualità più apprezzate) piuttosto che nei vecchi politicanti”.
Se fa il tifo per i 5 Stelle, perché voterà Si al referendum?
“Sulla riforma si continuano a dire molte bugie! Non vi sono rischi per la democrazia! Finalmente si riducono le competenze delle Regioni che avevano permesso alla peggiore classe dirigente, ovunque, di fare cose indicibili! E si semplifica il processo legislativo riducendo le spese della politica. Certo, la riforma è scritta male e si poteva fare di meglio, ma è più pericolosa (potrei definirla truffaldina) la legge elettorale, che prevede l’“indicazione del capo” ed il premio ad un solo partito! Non mi preoccupano le imperfezioni, temo, piuttosto, la scelta del premier di personalizzare lo scontro! Non era necessario. Perché gli avversari avrebbero, comunque, colto l’occasione per trasformare il voto in una scelta a favore o contro il governo! Mi ha stupito l’errore dei 5 Stelle: quello di aver ragionato seguendo gli schemi e le convenienze dei politicanti. Hanno tradito la promessa di votare, di volta in volta, quello che era più giusto. Hanno  perso una buona occasione per assumere un atteggiamento nuovo rispetto ai vizi del vecchiume che vede, nella riforma, un pericolo per le note liturgie parlamentari. Peccato, una loro scelta a favore del SI avrebbe spiazzato tutti: Renzi più degli altri. E sarebbe stata una scelta veramente rivoluzionaria!”

(continua nel prossimo numero)
michelecriscuoli.ilponte@gmail.com

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