VIVERE LA QUARESIMA NELL’ANNO DELLA MISERICORDIA

 

 

Alla presentazione del Messaggio del Papa per la Santa Quaresima, nella Sala Stampa vaticana,  sono intervenuti il cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e monsignor Giampietro Dal Toso, Segretario del Pontificio Consiglio “Cor Unum”. Al centro dei loro interventi il significato delle opere di misericordia, una chiara indicazione di Papa Francesco per il cammino quaresimale. Tra i temi affrontati: la concomitanza della Quaresima con l’anno della Misericordia, l’attualità dei gesti della Quaresima e la solidarietà verso i Migranti. Quest’ultimo tema tocca particolarmente la comunità irpina, dopo la recente chiusura forzata di numerosi centri di accoglienza e l’allontanamento dei profughi verso altre province. Per quanto concerne l’aspetto liturgico: è una Quaresima molto speciale quella che stiamo vivendo, che, come già sottolineato, si intreccia strettamente con il cammino proposto dal Giubileo della Misericordia. Se Dio è misericordioso anche i suoi figli devono esserlo e questo non si traduce solo in un atteggiamento spirituale, ma anche in gesti concreti. Il cardinale Francesco Montenegro, che cita l’esperienza vissuta dalla sua diocesi e in particolare da Lampedusa, ha affermato che “A volte si tende a pensare che la fede la si possa vivere solo partecipando ai Sacramenti o pregando nelle forme più svariate, escludendo dalla vita spirituale i bisogni dell’uomo e soprattutto dei più poveri. Il risultato è che quel tipo di fede presto o tardi diventa sterile e insipida. Invece quando ci si apre a una dimensione più completa che, se ci pensiamo bene, è quella evangelica – quella che esige che si ascolti e si metta in pratica – allora la fede diventa esperienza gioiosa e contagiosa, arricchente e stimolante. Lo abbiamo sperimentato, ad esempio, a Lampedusa durante gli sbarchi di migliaia di persone e in tante altre comunità che hanno accolto la sfida di aprirsi alle diverse forme di povertà del territorio (…)       È chiaro che non è semplice perché talune volte bisogna fare i conti con una mentalità che è consolidata e che difficilmente si apre al nuovo; però nella mia piccola esperienza mi sento di dire che è una strada possibile e, soprattutto, è quanto ci chiede Gesù nel Vangelo ”. Il Papa nel suo messaggio evoca la parabola del ricco Epulone e del povero Lazzaro per richiamare l’attenzione su certe chiusure a Cristo a causa della ricchezza materiale e degli “idoli del sapere, del potere e del possedere”: “Il rischio del nostro tempo è proprio quello che, chiudendo la porta del cuore al povero e a ogni forma di povertà, si precipiti in un abisso di infelicità e di non senso che rende tutto oscuro”.
Monsignor Dal Toso ha  sottolineato che le opere di misericordia, spesso dimenticate e banalizzate,  non sono solo “buone azioni”, ed ha richiamato l’attenzione alle persone:
“Cioè non sono, le opere di misericordia, il modo per affermare se stessi, ma per dire per chi e per cosa viviamo. Per un cristiano le opere di misericordia dicono una relazione, cioè come egli si pone di fronte a Dio e alla sua vita ”. Le opere poi sono corporali e spirituali. “Dietro questa piccola affermazione continua, c’è un mondo: l’uomo è fatto di corpo e anima insieme. Cristo è vero uomo e vero Dio. Con l’incarnazione il corpo umano è stato divinizzato e perciò la Chiesa ha sempre amato e difeso il corpo insieme con l’anima”. Due le iniziative che accompagnano la Quaresima del Pontificio Consiglio “Cor Unum” che monsignor Dal Toso annuncia: la giornata di ritiro per chi opera nel servizio di carità della Chiesa nel periodo della Quaresima e un grande Congresso internazionale a dieci anni dalla prima Enciclica di Benedetto XVI “Deus caritas est”, che si svolgerà nell’Aula nuova del Sinodo il 25 e 26 febbraio 2016.  Circa l’attualità e la validità oggi dei gesti tipicamente quaresimali come il digiuno e l’astinenza dalle carni il cardinale Montenegro ha affermato che “Tante volte si dice: il problema non è ‘faccio il fioretto’, ma devo scegliere uno stile di vita. La Quaresima mi accompagna perché io possa cambiare stile e vivere quelle attenzioni che anche le opere di misericordia corporale e spirituale indicano, per poter rendere anche la nostra fede un po’ frizzante. Allora, non è ‘mi privo di qualcosa’, perché non avrebbe senso, ma ‘mi tolgo qualcosa’ per dare vita all’altro e per far mangiare l’altro, bere l’altro’…”. Tema ricorrente di molte domande successive l’immigrazione e l’accoglienza da parte della Chiesa dei nuovi arrivati. La comunità ecclesiale fa molto, afferma il porporato: sono circa 26 mila i migranti accolti nelle realtà ecclesiali solo in Italia, ma la Chiesa non può fare tutto: “Sì, credo sia necessario che la politica faccia le scelte giuste, perché purtroppo ancora ha dato segni di chiusura di occhi e anche chiusura di cuore. Non sempre l’accoglienza è vista come la novità per prepararci a un mondo diverso, a un mondo nuovo, perché se si spostano delle popolazioni vuol dire che la storia sta cambiando. E davanti a questo, il cristiano deve interrogarsi: è vero, io da solo non posso cambiare il mondo, ma se si realizza una rete di solidarietà e di accoglienza, se l’altro è visto in maniera così come il Vangelo mi indica –  come il fratello che devo guardare in volto – credo che anche noi nel nostro piccolo o nel nostro grande – se il nostro cuore è quello del Vangelo – riusciremo anche a cambiare la storia”.

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