La famosissima FAO (Food and Agriculture Organization), l’organismo delle Nazioni Unite che ha sede in Italia, a Roma,  dal 16 ottobre 1945  si occupa di annullare la fame nel mondo. Proprio in occasione del suo 72° compleanno, Papa Francesco ha voluto renderle omaggio per l’impegno ed i risultati. Il Sommo Pontefice, auspicando il cambiamento di rotta nel mondo nei vari settori quali la fame, le emigrazioni, i conflitti, le armi, i cambiamenti climatici, ha sottolineato l’importanza di annullare un killer pericoloso e mortale come pochi altri: l’inquinamento.
Secondo “Studi ed Analisi” del Quotidiano di Sanità, l’inquinamento è un killer che uccide tantissimo, basti pensare ai nove milioni di morti nel 2015, numero superiore a quello per  AIDS, Malaria e  Tubercolosi messe insieme (quindici volte più delle guerre e di tutte le forme di violenza).
In realtà le vittime sono molte di più, arrivano a toccare la cifra di 12,6 milioni  all’anno per cause ambientali evitabili. Questi fattori, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.),  rappresentano il 23% delle morti globali ed il 26% dei decessi tra i bambini al di sotto dei cinque anni.
Il maggiore fattore di rischio ambientale è l’inquinamento atmosferico che rappresenta, come spese sanitarie,  il 10% del prodotto interno lordo globale.
Per ridurre il numero esagerato di decessi è necessaria la volontà politica, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, quelli maggiormente colpiti a favore di energia ed i modi di produrla,  trasporti, agricoltura, luoghi di lavoro e le case. A tal proposito basta dire che, se si perseguono politiche energetiche che riducono l’accesso domestico a combustibili puliti per il riscaldamento, l’illuminazione e la cottura dei cibi, si conterebbero tre milioni e mezzo di morti in meno. E’ vero che la politica deve pianificare lo sviluppo, ma lo deve fare rispettando la salute e l’ambiente nel rispetto dell’economia generale.
Spesso penso al dato che nel mondo quattro miliardi di persone abitano nelle città, che corrisponde precisamente a metà della popolazione mondiale, ma proprio per questo sono esposte a minacce derivanti dagli alloggi inadeguati, dalla scarsità d’acqua e di servizi e dai rifiuti  e sempre più difficili da smaltire. A ciò si può aggiungere che in molte situazioni le popolazioni più povere non hanno accesso all’acqua pulita, alle prestazioni sanitarie di base e di contro sono sempre più esposte a sostanze chimiche, inquinamenti atmosferici ed anche dalle catastrofi naturali.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le modalità di gestione delle minacce ambientali non sono più adatte al contesto di sviluppo attuale. Abbiamo bisogno di un altro tipo di approccio per fissare e regolare le soglie di emissioni ambientali. Ma, sempre  secondo l’O.M.S., l’inquinamento non è il principale fattore di malattia, è solo un sintomo, una conseguenza non intenzionale dei nostri comportamenti ambientali e sociali che ci fanno esporre alla malattia. Il sintomo “inquinamento” è nell’atmosfera, nell’acqua, nel suolo, nell’ambiente domestico, sul luogo di lavoro e può essere di tutti i tipi: chimico, biologico, acustico, elettromagnetico, luminoso, termico, genetico, nucleare, industriale, ecc. E’ un allarme che ci costringe a “ridisegnare la salute” e le sue determinanti in un contesto di sviluppo sostenibile.
Mentre scriviamo queste cose, così sollecitate giustamente dal Papa, uno dei più importanti Stati al mondo, se non il più importante, elimina le vaccinazioni “statali” e spinge per una politica a favore dell’inquinamento (leggi l’utilizzo del carbone).  Il Presidente degli Stati Uniti attuale ha annullato di fatto le politiche ambientali di Barack Obama, con la scusa di far crescere le energie fossili, che impiegano molti più operai,  però nelle miniere, ovviamente molte delle quali sotto terra.
Trump non ha ricevuto consigli su come si previene la malattia “inquinamento”, anche perché con i suoi comportamenti favorisce il suo sviluppo. Con la battaglia a favore del carbone, si rilancia solo il combustibile più inquinante che c’è.

gianpaolopalumbo.ilponte@gmail.com

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