LA VITAMINA “D” E LE CONSEGUENZE DELLA SUA CARENZA

 

 

A parlarci di rachitismo, la terribile malattia che colpisce i bambini, anzi il loro tessuto osseo per la compromissione della formazione e della funzionalità, furono due medici greci Sorano e Galeno, entrambi operanti a Roma nel 1° secolo dopo Cristo. Sorano proveniva da Efeso e Galeno da Pergamo, entrambe città oggi in territorio turco. I due medici di “importazione” raccontavano che nella Roma imperiale le abitazioni avevano scarsità di illuminazione diretta del Sole ed i neonati poi erano sempre fasciati e mai esposti alla luce. Alla mancanza di illuminazione si aggiungeva la cattiva nutrizione nelle fasce povere della popolazione, per cui si assisteva nei bambini a problemi di malformazione del bacino, ritardo della crescita, difetti nella struttura dei denti con asimmetrie del cranio. Successivamente c’è un vuoto nella storia della medicina a riguardo di tale patologia, per cui non c’è a riguardo nessun tipo di traccia che ci riporti al discorso della carenza alimentare e della luce. Bisogna attendere il 1645 con Whistler, uno studente di medicina, che ci descrive di nuovo tale patologia. Agli inizi del 1900 viene correlato il rachitismo con la mancanza di aria pura, luce solare e la carenza alimentare. Solo nel 1919 si utilizzò l’olio di fegato di merluzzo e l’esposizione diretta al Sole e si ebbero le prime dimostrazioni che si poteva guarire o prevenire la malattia. Bisogna attendere il 1976 per comprendere l’importanza dell’attivazione metabolica di una vitamina, quella denominata D, nella prevenzione o guarigione dalla patologia particolarmente invalidante. Quindi la storia della vitamina D ha quasi un secolo di vita, infatti dopo la Prima Guerra Mondiale fu dimostrato che i bambini affetti da rachitismo guarivano se esposti alla luce ultravioletta. Lo stesso risultato fu ottenuto con l’esposizione alla luce solare. La luce  ultravioletta, o raggi ultravioletti, è un intervallo della radiazione  elettromagnetica immediatamente inferiore alla luce che l’occhio umano può percepire, superiore ai raggi X. Il nome “violetta” le deriva dall’essere la radiazione appena dopo il colore violetto, l’ultimo dei colori visibili. Uno dei principali “produttori” di tale radiazione è il Ssole. Molti animali e molti uccelli ed insetti (soprattutto le api) riescono a percepirla. Utilissimi per la produzione di vitamina D sono responsabili dell’invecchiamento della pelle e gli oncologi li indentificano anche tra i principali responsabili dei melanomi: i terribili tumori cutanei. Oggi vengono convertiti in luce visibile ed usati come lampade per analizzare minerali e gemme, potabilizzare l’acqua e sterilizzanti germicidi verso i virus ed i batteri.  Si chiama vitamina D, ma è un gruppo di cinque vitamine, da D1 a D5, e solo due sono particolarmente “importanti”:  la D2 (ergocalciferolo) proveniente dai vegetali e la D3 (colecalciferolo) derivata dal colesterolo e sintetizzato nell’organismo umano. Si ottengono, come abbiamo già accennato,  solo in due modi: con la dieta o con l’esposizione solare. Se deriva dall’alimentazione bisogna attivare due reazioni chimiche, prima di ottenere la forma biologicamente attiva che è il calcitriolo. L’importanza della vitamina in questione è legata al fatto che favorisce il riassorbimento del calcio a livello renale, l’assorbimento dello stesso calcio a livello intestinale (cosa che fa anche per il fosforo) ed i processi di mineralizzazione dell’osso.  La vitamina D è liposolubile come la A, la E e la K ed è prodotta dalla pelle, che la sintetizza dal colesterolo grazie alla luce del Sole. Quindici minuti di esposizione al giorno dovrebbero essere sufficienti ad evitare problemi. Nonostante quello che abbiamo scritto, l’80% della popolazione italiana vive con basse quantità di vitamina D, il 50% dei giovani italiani nei mesi invernali è carente, così come tutto il resto degli anziani  che non assume supplementi di questa importante vitamina. Sono decenni che assistiamo da una parte alla determinazione scientifica di una cronica mancanza di vitamina D e dall’altra parte l’utilizzo insoddisfacente di terapia sostitutiva. Le stesse case farmaceutiche, e non si è capito il perché, immettono sul mercato prodotti a base di tale vitamina non sempre in dosi utili. Eppure tale vitamina è fondamentale per il nostro organismo: dalle ossa in salute al benefico effetto su cuore e cervello. Se non si vogliono assumere farmaci allora sarà necessario ricorrere all’alimentazione ed all’esposizione al Sole. Quando c’è carenza di vitamina D bisognerebbe subito prescrivere un cambiamento dello stile di vita e di alimentazione, oltre ad un integratore multivitaminico. I bambini, gli anziani e le donne in gravidanza ed in  allattamento dovrebbero tenere sotto controllo la calcemia, esporre al Sole viso e braccia per venti minuti al giorno per la possibilità di sintetizzare la vitamina D in relazione alla luce naturale. Nei Paesi mediterranei va bene comportarsi così perché le radiazioni ultraviolette assorbite dovrebbero coprire il fabbisogno giornaliero e l’integrazione dovrebbe essere riservata a chi vive in condizioni climatiche particolari.  Come fonti alimentari, utili alla formazione della vitamina D, ci sono vari tipi di pesce come le sardine, lo sgombro e le aringhe, oltre all’olio di fegato di merluzzo, i formaggi, il burro e le uova. In particolare la D3 si trova anche nel salmone e nella trota, nei frutti di mare, nel latte vaccino, nei cereali e nella soia. Per i vegani va bene, perché si possono mangiare molte arance e funghi. Finora abbiamo parlato sempre di bambini, ma anche gli adulti sono soggetti ad osteomalacia, con dolori alle ossa ed ai muscoli, fragilità alle ossa stesse e debolezza muscolare. Nel concludere, un consiglio importante, che è quello di trarre vantaggio dalle giornate soleggiate, e quindi è utile trascorrere più tempo all’aria aperta. Non è però questione solo di rachitismo, perché la Vitamina D ed in specie la D3, oltre alle ossa forti riesce a sostenere un sistema immunitario resistente,  capace di contrastare l’insorgere dei disordini autoimmuni ed anche di combattere la depressione. Gli ultimissimi lavori scientifici riguardano la longevità legata alla supplementazione con calcio nell’ipovitaminosi, soprattutto negli atleti professionisti e nell’essere utile alla longevità accompagnata da una buona serenità.
gianpaolopalumbo.ilponte@gmail.com

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