Ius soli e Whistleblowing

 

 

Il Parlamento italiano è all’ultimo giro di boa e si potrebbero già fare i consuntivi. Sono state fatte riforme importanti: il job acts, la buona scuola, la legge sulle unioni civili, quella sull’anticorruzione, la legge per il terzo settore, persino la Riforma Costituzionale (franata al referendum, senza che si potessero concretizzare quei cambiamenti sui quali c’era ampio consenso: abolizione del CNEL e delle provincie, modifica del titolo V della Costituzione). Infine, è stato approvato il Codice Antimafia: la normativa che estende la confisca dei beni (prevista già per i mafiosi) a chi ha commesso reati di corruzione, concussione, peculato, terrorismo e stalking.
Resterebbero da fare, ancora, due leggi “qualificanti” per un Parlamento che volesse dimostrare la volontà di “ampliare i diritti” dei cittadini e di “lottare contro la corruzione”! La Legge sullo Ius soli (meglio, sullo “Ius culturae”) e la Legge sul whisteblowing (che rafforza la tutela di chi segnala illeciti sia nella P. A. che nelle aziende private).
Ora, la legge sulla cittadinanza alle persone, straniere, nate in Italia, che hanno, in un periodo sufficientemente lungo (5 anni) dimostrato di essersi perfettamente integrati con la nostra cultura,  difficilmente vedrà il suo esito in questa legislatura, malgrado le sollecitazioni della Conferenza Episcopale e di quei politici che hanno minacciato addirittura lo sciopero della fame! La prossimità delle elezioni e la certezza  della crescente ostilità verso i migranti da parte dei “ceti deboli” che si sentono minacciati,  ha convinto i partiti, determinanti per l’approvazione della legge, a rinviare ogni scelta alla prossima legislatura.  Vinceranno l’ignoranza ed i pregiudizi di quelli che rifiutano un atto di giustizia a chi lo aspetta da decenni e che tradiscono, così, un principio fondamentale dell’insegnamento biblico: “Non opprimerai lo straniero: anche voi conoscete la vita dello straniero, perché siete stati stranieri in terra di Egitto” (Es 23,9) Eppure, molti di costoro si ergono a difensori della cultura cristiana, persino nelle Istituzioni Europee! Sarà l’ennesimo fallimento della politica: che ha il compito di guidare la comunità e di dettare le regole di convivenza, ma che dovrebbe svolgere la funzione di “educare e formare” la coscienza civica dei cittadini, senza abdicare a questo compito tutte le volte che qualcuno fa la voce grossa!
Un’altra interessante normativa, approvata alla Camera e trasmessa al Senato già dal 2016, è  la nuova legge sul whistleblower. Il termine inglese (che non trova equivalenti in italiano che rendano il concetto) definisce “chi denuncia – per il bene pubblico – comportamenti illeciti che avvengono nel luogo in cui lavora attraverso segnalazioni circostanziate, sia alle autorità competenti sia nei canali eventualmente preposti all’interno dell’organizzazione stessa, sia pubblicamente ad esempio attraverso i media”. E’ una legge che  integra ed amplia l’attuale disciplina prevista dalla legge Severino, garantendo una tutela proprio alle persone  che denunciano la corruzione: il dipendente che segnala ai responsabili anticorruzione, all’Anac o ai magistrati ordinari e contabili, illeciti che abbia conosciuto in ragione del rapporto di lavoro non potrà essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altre misure ritorsive! La normativa tutela la “buona fede” del segnalante che implica una segnalazione circostanziata e la ragionevole convinzione (fondata su elementi di fatto e su documenti) che la condotta illecita si sia verificata. Inoltre, è vietato rivelare l’identità del whistleblower (l’informatore) e non sono ammesse segnalazioni anonime, ma il segreto sul nome, in caso di processo penale, non potrà comunque protrarsi oltre la chiusura delle indagini preliminari.
E’ molto probabile che anche questa legge non concluderà il suo iter: basta vedere la lentezza con la quale il testo approvato alla Camera è passato all’esame dell’aula al Senato. Probabilmente, perché sarebbe, anche questa, una legge che va in senso “contrario” a quel tanto di indifferenza, connivenza e giustificazionismo che prevale nella società italiana! Perché, una legge che mettesse in pericolo i “piccoli e grandi” imbroglioni nelle nostre comunità non avrebbe il plauso della maggioranza degli italiani, i quali preferiscono lamentarsi senza farsi promotori di scelte punitive, sapendo bene che, prima o poi, in un piccolo illecito, in un favoritismo ingiustificato o in una promozione indebita, può capitare a tutti di “imbattersi”! Come succede per l’evasione fiscale: tutti la condannano ma in molti arrivano, persino, a giustificarla, perché ritengono, addirittura, giusto “rubare” ad uno Stato giudicato “vampiro ed inaffidabile”!
Le cronache giornalistiche ci hanno fatto conoscere vicende eclatanti: la ricercatrice che ha fatto arrestare i docenti universitari; il dipendente di Ferrovie Nord che ha portato alla luce le spese pazze dei vertici della seconda azienda ferroviaria italiana; la funzionaria del Comune di Lodi che ha causato il rinvio a giudizio del Sindaco del suo Comune.
A costoro non è mancata la solidarietà degli onesti, ma hanno dovuto fare i conti con le reazioni “dure” dei vertici delle strutture che avevano denunziato e con l’indifferenza, se non addirittura con l’ostilità, dell’opinione pubblica. Spesso, sono stati costretti a cambiare lavoro: perché le reazioni dei potenti sono sempre più efficaci ed immediate dei “tempi lunghi” della Giustizia!
Per questo, sarebbe bello brindare, prima del voto, all’approvazione di una Legge che protegga la legalità, che istituzionalizzi e tuteli la denuncia di imbrogli e che, insieme, difenda il coraggio (o la pazzia) di chi osa mettersi contro il malaffare!
Sarà il solito sogno ad occhi aperti? Staremo a vedere!

michelecriscuoli.ilponte@gmail.com

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