E’ CERTO: SBADIGLIARE E’ CONTAGIOSO

 

 

Per anni ho ricoperto il ruolo di medico di base e tra le domande più frequenti che mi venivano poste vi erano quelle sullo sbadiglio e sulla sua intensità, durata e significato. Lo sbadiglio è un gesto incontrollato, comune ai vertebrati della Terra. Secondo alcuni studiosi, si sbadiglia fino a 250mila volte nella vita e mai per caso. Visto che il “fenomeno” ha una diffusione planetaria indipendentemente dalla razza, colore delle pelle, latitudine, ecc.,  si è tenuto nel 2016 il primo congresso internazionale sullo sbadiglio.  Nell’antica religione islamica si diceva che lo sbadiglio faceva entrare il diavolo in corpo, e, a sua volta ne usciva con uno  starnuto. Nel più grosso meeting sull’argomento, tenutosi appunto lo scorso anno, si è universalmente accettato che non si sbadiglia solo al risveglio o quando la noia ci assale, ma nei momenti di stress. Infatti, poco prima di lanciarsi nel vuoto,  i paracadutisti sono soliti sbadigliare. Ad ogni sbadiglio  segue una piacevole sensazione di benessere che ci distende e ci rende più vigili. Lo sbadiglio è considerato un riflesso consistente in una profonda inspirazione, seguita da un’altrettanto profonda espirazione. Si conosce molto poco sui suoi meccanismi fisiologici.                      Nei mammiferi si sbadiglia in diverse situazioni come durante o dopo il pasto, prima di attaccare una preda, prima di un violento sforzo fisico, ecc. Ma il perché lo si fa non è particolarmente chiaro. L’ipotesi più accreditata è quella che lo sbadiglio permetta una maggiore quantità di ossigeno  nell’organismo, oltre a mantenere costante la temperatura cerebrale. Si è pensato anche che lo sbadiglio fosse un riflesso scatenato dai neurotrasmettitori (esempio: la serotonina), che influenzano emozioni, umore, appetito ed altri aspetti della nostra vita. Con lo sbadiglio si trasmette l’apatia, ecco il perché della sua contagiosità. Ogni qual volta vediamo un soggetto sbadigliare, automaticamente lo facciamo anche noi. Studiosi dell’Università inglese di Nottingham hanno recentemente pubblicato uno studio su di una rivista di attualità in campo biologico sull’argomento. Secondo tale pubblicazione le radici della contagiosità dello sbadiglio sono particolari e derivano dai riflessi della corteccia profonda. Rappresenta una comune forma di “ecofenomeno” con l’imitazione automatica ed involontaria di parole o azioni di altre persone. Ciò avviene negli uomini ma anche negli animali, soprattutto nei cani e nelle scimmie.  Gli “ecofenomeni” hanno una base neurologica sconosciuta, ma sono presenti in malattie legate alla corteccia cerebrale del tipo della demenza, dell’epilessia, della Sindrome di Tourette e  dell’autismo. A coordinare lo studio il Professor Stephen Jackson: lo studio è nato per studiare l’associazione tra eccitabilità e sensibilità motoria ed il presentarsi di alcuni ecofenomeni anche in altre patologie.  Trentasei volontari si sono sottoposti ad un test di eccitazione magnetica transcranica. E’ stato loro fatto vedere un cortometraggio di altri adulti che sbadigliavano. I volontari erano costretti a trattenersi, mentre altri potevano sbadigliare. Più si trattenevano e più aumentava la voglia di sbadigliare. Con la stimolazione aumentava l’impulso a sbadigliare. Se si riesce a ridurre l’eccitabilità della corteccia si possono anche ridurre i fastidiosi “tic”, tipici ad esempio della Sindrome di Tourette.  Secondo il Professor Jackson, se possiamo ”capire le alterazioni dell’eccitabilità della corteccia del cervello che conducono a disturbi neurologici, possiamo anche annullarle.” Per centrare questo obiettivo si deve mettere a punto una  terapia farmacologica, oppure raggiungere lo stesso scopo con l’utilizzo di una mirata stimolazione magnetica transcranica.  Ovviamente, l’importanza della ricerca  non sta nello stabilire la contagiosità o meno dello sbadiglio, quello che conta è la possibilità di agire sulla corteccia motoria cerebrale per poter combattere l’epilessia, la demenza e l’autismo.
gianpaolopalumbo.ilponte@gmail.com

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