IL CASO ALTO CALORE- ABUSO DI POTERE

AVELLINO- IL CASO ALTO CALORE. ABUSO DI POTERE

 

Nei giorni scorsi è stata data notizia della “censura” fatta dal Sindacato campano dei giornalisti alla dirigenza dell’Alto Calore rispetto alle scelte ed ai comportamenti adottati nei confronti dell’addetto stampa, il dottor Mario Barbarisi, Consigliere Nazionale FISC e Direttore del nostro giornale.

La sensibilità e la serietà professionale del nostro direttore è stata particolarmente scossa da questo evento di una gravità assoluta: il trasferimento di un funzionario dall’unica mansione per la quale era stato assunto con regolare concorso, senza alcuna motivazione che non ( a modesto avviso di chi scrive) quella di punire e ridimensionare le scelte anche più recenti di Mario Barbarisi.

Tutti sanno, infatti, che il nostro Direttore ha aderito all’invito di Padre Alex Zanotelli di costituire il Comitato “Laudato Si la cui finalità principale (oltre allo speciale interesse per la cura dell’ambiente e del creato) è quella di opporsi alla privatizzazione dell’acqua, bene pubblico di primaria importanza (e questo, è un fatto notorio, cozza con gli interessi e gli obiettivi della dirigenza politica dell’Alto Calore).

Il nostro giornale ha spesso evitato di entrare nel merito di tante scelte amministrative e politiche: non per timore reverenziale per chicchessia (tanto è vero che rispetto a fatti certi siamo stati tra i pochi a dare ampia e completa notizia) ma perché non intende confondersi con gli “adulatori” ed i “censori” a comando. Oggi, in assenza del nostro Direttore (che mantiene un corretto riserbo), riteniamo, come redazione, di dovere ai nostri affezionati lettori un minimo commento sulla vicenda che ci occupa e che meriterà, nei prossimi giorni, l’attenzione della Magistratura, civile e penale, la quale, ne siamo convinti, non rimarrà inerte rispetto a fatti  così gravi.

L’art. 323 del Codice Penale definisce così l’abuso di ufficio: il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento …….omissis… arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”.  Un articolo importante, molto temuto dagli uomini politici ( e dai funzionari pubblici) chiamati a “servire” le Istituzioni, se e quando si scopre che essi “se ne servono” per i loro scopi ed interessi personali. Esso punisce le violazioni di legge motivate dal fine di recare a terzi un ingiusto danno o di portare vantaggi ingiusti ed ingiustificati a chicchessia. Per questo, i comportamenti e le scelte dei pubblici ufficiali e/o incaricati di un pubblico servizio sono suscettibili di esame da parte dell’Autorità Giudiziaria (se e quando è nota la notizia criminis) che provvede, accertata la sussistenza dell’ipotesi delittuosa, a punire i colpevoli.

Così è altrettanto certo che il Giudice civile (nel caso di specie il Giudice del Lavoro) potrà valutare e censurare tutti i comportamenti illegittimi ed abusivi posti in essere nella vicenda che ci occupa.

C’è, poi, un altro aspetto che può qualificare le anomalie di quelli che si trovano ad esercitare una posizione “dominante” in qualsiasi struttura o comunità, pubblica o privata: è l’abuso di autorità, meglio noto come “abuso di potere”.  Si tratta di un comportamento molto frequente che si verifica quando qualsiasi individuo o autorità aventi potere sopra gli altri se ne serve, per sottometterli ai propri scopi, con scelte che possono essere, distintamente, “premiali o punitivi” per i destinatari dell’abuso.

Di esempi possono farsene tanti: una promozione indebita, un trasferimento ingiusto, la esclusione di una persona da alcuni benefici o l’attribuzione degli stessi benefici a soggetti che non ne hanno diritto. Per non parlare degli ingiusti arricchimenti e/o impoverimenti prodotti nella gestione del pubblico denaro (appalti pilotati o ingiusta destinazione dei soldi pubblici).

Infine, nel “nostro” caso, un’analisi corretta impone di spostare l’attenzione sugli “interpreti” dell’eventuale abuso: l’”autorità” che lo ha esercitato e la “vittima” che lo ha subito.

Perciò, quando sono venuto a conoscenza della vicenda che ha riguardato il nostro Direttore sono rimasto sconcertato: nella nostra provincia che pure ha conosciuto un “brutto” esercizio del potere politico, nessuno era mai arrivato a tanto!! E mi sono chiesto: come mai ciò possa essere successo. Le risposte sono molteplici e sono strettamente connesse al livello della classe politica locale! Si tratta, non a caso, di personaggi “di terza fila”,  elevati a ruoli inimmaginabili per la loro cultura e per la loro preparazione, i quali, non riuscendo a dimostrare un minimo di “autorevolezza”, sono pronti ad ogni abuso di autorità per raggiungere i loro fini. Poi, gli interessi che essi vedono minacciati dalle persone che vogliono punire sono talmente “forti ed importanti” che si può anche correre il rischio di una figuraccia o di una condanna (civile o penale, poco importa). Infine, non è da escludere che certi comportamenti possano avere avuto una motivazione più squisitamente psicologica: punirne uno per educarne cento, per indurre il “senso di impotenza e di rassegnazione” in tutti quei dipendenti che provano ad alzare la testa o ad opporsi alle vessazioni ed all’insipienza politica e gestionale di una classe dirigente incapace.

Il nostro Direttore sta ricevendo, in questi giorni, centinaia di attestati di stima e solidarietà da tante persone, non solo della nostra provincia ma di tutta l’Italia. L’affetto e la solidarietà della nostra redazione è assoluto, per questo gli saremo vicini in questi giorni difficili e complessi e non eviteremo di dare ogni utile informazione sulla vicenda. Perciò, sentiamo il dovere di   incoraggiarlo, se mai ve ne fosse il bisogno, a non mollare!

Perché “se un uomo non è disposto a sacrificarsi per i propri valori, o valgono poco quei valori o vale poco quell’uomo”. Poi, perché si può e si deve vivere solo con la Verità: infatti, come insegnava Paolo Borsellino, “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”! E Borsellino era uno che la “mafia” l’aveva conosciuta bene!

 

                                                           Michele Criscuoli

 

 

 

 

 

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