Con il caldo bisogna bere di più

Con l’aumentare del caldo è importante bere di più per evitare i malori legati alla disidratazione. Se le piante non si annaffiano la sera, poco a poco, si disidratano e seccano. Come gli organismi vegetali, anche il nostro corpo è fondamentalmente formato da acqua.
Si è calcolato che per un uomo adulto di corporatura media (70 Kg), l’acqua rappresenta approssimativamente il 60% del peso corporeo, cioè circa 40 Kg.
Le donne hanno un contenuto minore di acqua, pari a circa il 50% del peso corporeo, perché possiedono maggiori depositi di tessuto adiposo che, a differenza di quello muscolare, è povero di acqua. Nei neonati la percentuale arriva al 75% del peso corporeo.
Nei climi caldi il corpo perde più acqua per l’aumento della sudorazione necessaria ad abbassare la temperatura cutanea. Più si fa sport e più si suda, quindi gli atleti devono cominciare a bere molto prima di avere sete.
Quando, infatti, compare lo stimolo della sete è già tardi, il corpo si sta già disidratando.  La disidratazione, anche se lieve, è sempre una condizione pericolosa per l’organismo. Infatti una diminuzione del 7% dell’acqua corporea è sufficiente per mettere in pericolo la sopravvivenza.
La disidratazione è pericolosa per diversi motivi. In un organismo disidratato il meccanismo della sudorazione è bloccato, in modo da risparmiare la poca acqua rimasta nell’organismo. Tuttavia, la ridotta o mancata sudorazione causa un notevole aumento di temperatura del corpo, con ripercussioni negative sul centro termoregolatore ipotalamico e conseguente comparsa del colpo di  calore caratterizzato da nausea, confusione mentale, senso di stanchezza,  annebbiamento della vista, tachicardia e perdita di conoscenza.
Inoltre, in un organismo disidratato (povero di acqua) si riduce la quantità di sangue circolante (la volemia), per cui il sangue è più denso e ha un minor        volume, il cuore si affatica e può insorgere, nei casi limite, il collasso cardiocircolatorio. Nell’età senile lo stimolo della sete si riduce per una minore sensibilità dell’ipotalamo agli stimoli periferici, è più facile a questa età rilevare i sintomi della disidratazione (lingua asciutta e cute secca).
In linea di massima si consiglia di bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno.
Approvvigionarsi d’acqua è quindi stata, dall’inizio della storia umana, una necessità primaria. A tale scopo i Romani, nel 10 d.C., costruirono l’acquedotto del         Serino che, partendo dalle sorgenti nei pressi del monte Terminio, portava         l’acqua a Napoli e alle città vicine. Lungo, all’epoca, circa 140 Km, richiedeva una costante manutenzione che veniva periodicamente correttamente eseguita  (nell’età flavia e costantiniana).
Infatti l’acqua dolce che troviamo sulla terra (pozzi, fiumi, sorgenti, laghi) non è costituita solamente da molecole pure, dato che in essa saranno disciolti innumerevoli sali minerali, metalli            pesanti, sostanze inquinanti in genere, idrocarburi, oltre a forme di vita come batteri e microorganismi.
Per valutare la potabilità dell’acqua è necessario eseguire complesse analisi, quali quella:
– microbiologica, per rilevare la presenza di batteri, virus e funghi;
– organica, per determinare la presenza di erbicidi, insetticidi, e quant’altro derivante dai lavori agricoli e dell’industria;
– chimico-fisica, per determinare le sostanze inorganiche e i metalli pesanti;
– la misurazione della radioattività.
Recenti segnalazioni sull’inquinamento delle acque del Serino (Il Mattino 9/06/17) sembrano rientrate (il Mattino 10/06/17). Ottime notizie, dato che tutti, ma specie i bambini e gli anziani, hanno bisogno di bere di più in questa stagione.
Purtroppo è scomparsa la fontana d’acqua potabile in Piazza Libertà e
le fontane nella Villa Comunale sono praticamente inutilizzabili.
Non dimentichiamo, quindi, di rifornire d’acqua minerale i ragazzini, prima di mandarli in bicicletta.

raffaeleiandoli.ilponte@gmail.com

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