PRONTO SOCCORSO: ARRIVANO I NUMERI, ADDIO AI CODICI COLORE

 

 

Le guerre, le calamità naturali o meno, le inondazioni, i terremoti hanno sempre portato con sé le problematiche, oltre che dei morti, quelle notevolissime dei feriti. E l’organizzazione dei soccorsi ed il recupero dei soldati fu compito imprescindibile di sempre maggiori organizzazioni nella vita civile e militare.                 Trattandosi di organizzazione vera e propria i primi ed i migliori furono gli addetti ai soccorsi dell’esercito di Roma, che furono anche in assoluto i primi al mondo a  girare nei campi di battaglia con la “cassetta” che conteneva ferri chirurgici, bende ed unguenti. Per superare i Romani bisogna arrivare a Napoleone, il cui esercito disponeva di gruppi di “lavoro” per il soccorso con ambulanze “volanti” o per il trattamento rapido dei feriti che potevano rimanere per uno o due giorni anche sul campo di battaglia ove era successo il ferimento. I medici erano quasi tutti chirurghi e sottoponevano i feriti ad una “cernita” un pochino strana. Infatti oggi il più grave è assistito per primo, all’epoca il “triage” (la scelta, la  cernita) si limitava a soccorrere per prima cosa i feriti che avevano subito le lesioni meno gravi in modo che, essendo la prognosi molto più fausta, vi era la reale e consistente possibilità di vederli combattere dopo 24 ore.  Dopo il soccorso di tipo “napoleonico” il soccorso italiano si distinse moltissimo soprattutto nella Prima Guerra Mondiale allorquando venne fatta la scelta dai nostri comandi che era un dovere etico curare tutti i feriti, anche quelli di parte avversa e fu così che scomparve negli ospedali da campo la dizione “parte avversa”. A tal proposito divenne famosissimo l’ospedale italiano di Pogdorizza, poi Titograd e poi ancora Pogdorica, Capitale del Montenegro, che nel 1912 si coprì di gloria per i risultati medici e chirurgici ma anche perché lavorarono gomito a gomito sotto lo stesso tetto i nostri medici, quelli turchi,  quelli austriaci ed anche quelli svedesi. Dall’epoca nasce l’attuale triage intraospedaliero, che significa appunto cernita (Trier in Francese), e dove si iniziarono ad usare le “tabelline diagnostiche” con i codici colore di priorità e con il tagliando rosso quando il ferito era intrasportabile per le sue condizioni. Il triage di oggi rinasce letteralmente negli Stati Uniti nel 1960 per l’aumentare progressivo, per mancanza di una copertura assicurativa sanitaria, del numero dei pazienti che si recavano con una incidenza che si faceva sempre più consistente e soprattutto per casi sempre meno urgenti.  In Italia fu la finanziaria del 2007, confermando una linea guida del 2001, a dettare le regole in questo campo, perché regolò l’accesso al Pronto Soccorso in base alla gravità della situazione che viene valutata dal personale dell’ambulanza che interviene o dal personale dell’accettazione all’arrivo per il ricovero. Le condizioni più o meno gravi dell’ammalato o dell’incidentato che giunge in Pronto Soccorso sono “legate” ai colori. Il codice rosso è attribuito alle persone in imminente pericolo di vita (traumi gravi cerebrali o per tutto il corpo, emorragie, ecc); il codice giallo è attribuito a persone con gravi problemi respiratori, dolore toracico, ecc.) che devono essere tenuti sotto controllo e visitati spesso. Il codice verde è attribuito a persone che non corrono un rischio immediato (fratture, ferite, ecc.) e possono attendere per essere visitati dopo i codici più gravi.                    Il codice bianco riguarda pazienti che non avrebbero motivo di rivolgersi al Pronto Soccorso ed i tempi di attesa potrebbero essere molto lunghi perché gli altri codici hanno la precedenza. Ovviamente durante l’attesa per la visita il codice colore può cambiare e diventare più grave. Non ci saranno più neppure i colori argento per le persone anziane e rosa per le vittime di violenza. A breve la massima urgenza equivarà al numero 1,  l’urgenza il numero 2, l’urgenza differibile il 3,  l’urgenza minore il 4 e la non urgenza il 5. Oltre ai numeri ci sarà una tempistica che prevede che le urgenze non debbano aspettare più di 15 minuti ed i casi meno urgenti saranno trattati entro 1 o 2 ore dall’arrivo e comunque tutti dovrebbero essere “smaltiti” entro 4 ore dall’ingresso in Pronto Soccorso. In più il paziente in sala di attesa sarà costantemente rivalutato per aggiornare il triage in caso di una eventuale evoluzione della sua condizione clinica.  Personalmente non credo che, soprattutto d’inverno, si riuscirà a rispettare gli orari e poi, se a monte non ci sono posti letto e se l’Osservazione Breve Intensiva è già piena risulterà quanto mai difficile rispettare i canoni stabiliti.
  gianpaolopalumbo.ilponte@gmail.com

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