L' editoriale di Mario Barbarisi
IL DOPO TODI CONTINUA
Questa settimana scriviamo di solidarietà, traendo spunto dalla giornata del farmaco che si celebrerà il prossimo 11 febbraio. Lo scorso anno la riuscita dell’evento sorprese per i risultati che superarono di gran lunga le aspettative. L’Irpinia si conferma terra ricca di generosità, sono tante le persone disposte ad aiutare il prossimo. Alla domanda: «Qual è il più grande comandamento della Legge? » (Mt 22,36), Gesù risponde: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti » (Mt 22,37-40). Ma chi è il nostro prossimo? E come si fa ad amare un’altra persona come sé stesso? E ancora: Possiamo dedicare all’altro le stesse attenzioni che rivolgiamo a noi? Per il cristiano la risposta, a quest’ultima domanda, è: “sì”. Un “si” deciso e senza alcun condizionamento. Al nostro prossimo ci si dedica anche con la solidarietà. Se facciamo del bene, se riusciamo ad amare il prossimo, avvertiamo un senso di pace e di serenità: è il segno che stiamo percorrendo la strada giusta. Questo percorso, tuttavia, non è sempre di facile realizzazione. Nel quotidiano ci scontriamo con innumerevoli difficoltà, che di fatto costituiscono ostacoli che spesso appaiono insormontabili. Se, tuttavia, riusciamo a guardare con l’aiuto della fede, ci accorgiamo che gli ostacoli sono poca cosa. La scorsa settimana si è ricordato l’anniversario della Shoà, un orribile genocidio il cui ricordo richiede sempre maggiori sforzi e la dovuta attenzione da parte di tutti per impedire che focolai antisemiti e nuove forme di emarginazione crescano ancora. La persecuzione dei cristiani è, purtroppo, in alcuni Paesi ancor oggi un problema. In occidente, in particolare nel nostro Paese, invece, fa discutere l’integrazione e l’accoglienza per gli immigrati. E’ un problema, quello dell’immigrazione, che riguarda, anche se in modo diverso, gran parte dell’Europa. Il professor Giovanni Sartori ha di recente osservato che sul tema dell’integrazione multietnica dovremmo saper guardare con maggiore attenzione ad Inghilterra, Francia e Germania; Nazioni alle prese da secoli con tale problema per la ricerca di una soluzione civile e soprattutto condivisa. La “residenza permanente”, ipotizzata da Sartori, potrebbe essere una soluzione valida ed anche un modo per regolarizzare i flussi destinati sempre di più ad aumentare. Agli immigrati, di cui gran parte vive in povertà, si aggiungono sempre più numerosi gli italiani colpiti dalla crisi economica. Si calcola che un giovane italiano su 3 non ha lavoro. Sono circa 2milioni e 500mila i disoccupati nel nostro Paese. Un tasso di disoccupazione pari al 31%, un dato così negativo ci riporta indietro di ben 11 anni (2001). E soprattutto che 12 milioni di italiani vivono con meno di 1000 euro al mese. Il 45,9% dei pensionati ha una pensione inferiore ai 550 euro mensili, il 26% non raggiunge i mille euro mensili. Quindi, con lo stipendio di un parlamentare potrebbero vivere circa 20 famiglie! Moltiplicando per il numero di parlamentari italiani (945), arriviamo a circa 18900 famiglie. Vi sembra poca cosa? E se si agisse anche sulle pensioni d’oro? Alcune raggiungono circa i 40 mila euro al mese netti. Se si provvedesse a tagliare questi compensi allora potremmo affermare che siamo in presenza di un’equa distribuzione delle ricchezze. Un deputato, intervistato, di recente, davanti a Montecitorio ha detto che con lo stipendio di Parlamentare riusciva a malapena a coprire le spese. Cosa dovrebbero dire i pensionati, i cassaintegrati e i disoccupati? Per un certo periodo sembrava che la crisi si potesse risolvere prendendo i soldi dell’I.C.I. dalla Chiesa. Grazie ad una campagna di informazione condotta brillantemente dal quotidiano “AVVENIRE” e dai 189 giornali della Fisc (di cui questo settimanale fa parte), si è scoperto che la Chiesa paga, salvo piccole eccezioni concesse, tra l’altro, non in esclusiva ma condivise con una miriade di strutture laiche, spesso estranee ad ogni forma di utilità sociale. Avevano ragione gli autori della “Casta” ad osservare che un tempo in politica si impegnavano intellettuali e benestanti mentre oggi siamo al cospetto, sia nelle realtà centrali che in quelle periferiche e provinciali, di autentici “predoni” in cerca di una sistemazione economica per sé e per “gli amici”. La Chiesa ha formato generazioni di politici “sani” che alla politica hanno dato di più di quanto hanno preso. E’ una stagione tramontata da decenni. Per ritornare agli antichi fasti occorrerebbe, a mio avviso, azzerare tutte le indennità, conservare la stessa paga ricevuta nell’attività lavorativa svolta fino all’elezione, ad eccezione di rimborsi per le spese (certificate) di viaggio. Solo così potremmo rivedere “la buona politica” e persone per bene in grado di rappresentare le necessità reali del territorio. C’è bisogno di riforme urgenti, a cominciare dalla riforma del sistema elettorale, una nuova legge che consenta di lasciare a casa “i nominati”, dando ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti. La Chiesa è da sempre una solida base, sempre presente sul territorio e in grado di esercitare appieno, come pochi, nelle innumerevoli opere, anche la Solidarietà. Nelle strutture cattoliche, per ricevere aiuto e sostegno, non c’è bisogno di esibire un documento o dichiarare la propria fede, basta dire di aver bisogno. I Padri costituenti di formazione cattolica conoscevano bene il valore e il senso della solidarietà, grazie al cammino di fede compiuto sin dall’età giovanile, nell’associazionismo cattolico. Il ricordo va inevitabilmente al Presidente della Repubblica emerito Oscar Luigi Scalfaro, recentemente scomparso, che ha sempre portato con sé lo stemma, appuntato sulla giacca, e nel cuore la formazione ricevuta in “Azione Cattolica”. Un patrimonio di valori unico, che nella politica di oggi è, purtroppo, svanito del tutto ma che è possibile ricostruire. Il dopo Todi continua..
|
||